Condanna alle spese processuali e responsabilità aggravata anche per Agenzia Entrate ed Equitalia

di Valeria Nicoletti

Pubblicato il 20 febbraio 2016

analisi delle pronunce giurisprudenziali che hanno anticipato le novità legislative in tema di condanna alle spese processuali: la compensazione delle spese viene ristretta a precise ipotesi che richiedono motivazioni pertinenti, non riconducibili a formule di stile: questo vale tanto per il contribuente quanto per l’agente della riscossione e gli altri enti impositori

giudice2-immagineDal 1 gennaio 2016 son entrate in vigore le modifiche apportate all’art. 15, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 dall’art. 9, DLgs. 24 settembre 2015 n. 156, che disciplina le spese di giudizio nel processo tributario.

La normativa, innovativa in tema di condanna alle spese processuali in sede cautelare1, appare, giustamente rigorosa per quanto concerne la compensazione delle spese che potrà ora avvenire “soltanto in caso di soccombenza reciproca o qualora sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente motivate”, essendo venuto meno ogni riferimento all’art. 92 c.p.c..

Il comma 2-bis dell’art. 15, DLgs. 31 dicembre 1992, n. 546 prevede che il Giudice possa condannare la parte soccombente a somme aggiuntive rispetto alle spese processuali, rinviando all'art. 96, commi 1 e 3, c.p.c.

Su quest’ultimo punto, il Legislatore con questo intervento, fuga ogni dubbio sull’applicazione in ambito tributario della c.d. “responsabilità aggravata”, nonché della condanna a somme determinate secondo equità.

A queste conclusioni era giunta da tempo la Giurisprudenza2 che aveva ritenuto applicabile la responsabilità ex art. 96 c.p.c. anche all’Agenzia delle Entrate nel contenzioso fiscale, nonché all’agente della riscossione sia in ambito civile (fallimentare nello specifico) che tributario.

Con la recente sentenza n. 25852 del 22 dicembre 2015, resa in tema di opposizione allo stato passivo ex art. 98 L.F., la Sup