La distribuzione di utili in nero nelle società a ristretta base proprietaria

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 25 gennaio 2016

sempre più spesso, a fronte di accertamenti contro società di capitali a ristretta base proprietaria, il fisco contesta anche la distribuzione di utili in nero

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 21155 del 19/10/2015, ha deciso in ordine ad una sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania, con la quale era stato rigettato l'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate in relazione ad un avviso di accertamento che aveva rideterminato, ai fini irpef, il reddito del contribuente, in applicazione della presunzione di utili extrabilancio distribuiti ai soci, in proporzione alla quota di partecipazione a società di capitali a ristretta base azionaria.

In particolare, il Giudice di appello aveva confermato l'illegittimità dell'accertamento perché non motivato e fondato su una presunzione semplice, senza alcun riferimento all'iter dell'accertamento nei confronti della società e alla specifica situazione professionale del contribuente.

Avverso la sentenza l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione.

Secondo la Suprema Corte il ricorso meritava accoglimento in relazione al quinto motivo avanzato dall’Amministrazione Finanziaria, con il quale l’Agenzia deduceva la violazione e falsa applicazione degli artt.2263 co.1, 2697 e 2729 c.c. e 67 d.p.r. n. 600/73, laddove la C.T.R. aveva rigettato l'appello, censurando la presunta distribuzione agli utili al socio.

Secondo la tesi dell’Amministrazione, infatti, la sola ristrettezza della compagine sociale era sufficiente a fondare la presunzione semplice della distribuzione di utili non contabilizzati, essendo ormai consolidato l'