'Vecchio' accertamento sintetico: scostamento biennale sì, ma solo per periodi aperti

Abbiamo letto, ed apprezzato come sempre, l’intervento di Gianfranco Antico (“Vecchio sintetico: serve un biennio” del 26 novembre 2015) a commento della sentenza della Cassazione n.21995 del 28 ottobre 2015: la Corte ha ribadito, come del resto chiaramente prevede(va) la norma, che occorre lo scostamento di un biennio per effettuare l’accertamento sintetico (vecchio redditometro). Laddove il Giudice di merito riduca la pretesa (anche per un solo anno del biennio) a meno del 25% di scostamento tra reddito accertato e reddito dichiarato, poiché viene a mancare lo scostamento per uno dei due anni, l’atto deve essere annullato.
Sul tema anche altra giurisprudenza si è già espressa: Cass. sent. 4 maggio 2009, n. 10178 e Ctr Aosta, sent. 14 marzo 2011, n. 3; si veda anche Cass. n. 17200 del 23 luglio 2009.
Poi l’articolo si sofferma sul fatto che i due anni monitorati possono non essere consecutivi (circa la non necessaria consucutività degli anni accertati si è espressa Cass. n. 237 del 9 gennaio 20091) e si cita una sentenza della CTR di Bologna che non condividiamo per le motivazioni appresso indicate.
La questione riguarda numerosi accertamenti emessi nel 2013 per il biennio 2007-2008 (ultimi anni accertati con il “vecchio” redditometro).
In tali casi l’Agenzia delle entrate accerta il biennio ma chiede le imposte per il solo anno 2008, il solo che, in presenza di dichiarazione dei redditi presentata, era accertabile entro il 31 dicembre 2013.
L’anno 2007 è utilizzato al solo fini di provare lo scostamento per un altro anno.
L’art. 43 (rubricato “Termine per l’accertamento”), D.P.R. 600/1973, ai primi due commi prevede che “1. Gli avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione.
2. Nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla ai sensi delle disposizioni del Titolo I, l’avviso di accertamento può essere notificato fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.”.
Sulla base di questa norma l’Ufficio (in relazione al periodo d’imposta 2007) è decaduto dal potere di accertamento il 31 dicembre 2012, mentre l’avviso è stato emesso solo nel corso dell’anno 2013.
Si tratta di un comportamento inammissibile, in quanto se all’Ufficio fosse concesso di accertare, anche solo presuntivamente, i dati del 2007, anche quando i termini di accertamento sono scaduti, il contribuente dovrebbe avere il diritto di difendersi: di fatto si riaprirebbe il termine per l’accertamento di tale anno, invero già spirato (articolo 43, comma 1, D.P.R. 600/1973)!
Diversamente interpretando, verrebbero calpestati i diritti fondamentali (di difesa, della certezza del diritto…), incrinando il rapporto di fiducia tra contribuenti e Fisco, che è alla base di un sistema tributario civile e costituzionalmente orientato.
Anzi, l’accertamento effettuato nel 2013 anche in relazione ai redditi del 2007 (oltre che quelli del 2008) per il quale il termine di accertamento è spirato l’anno prima costituisce una grave violazione del principio della buona fede e della collaborazione tra Fisco e contribuente, sancito dall’art. 10 della L. n. 212 del 2000.
La conclusione è che, se l’Ufficio non ha richiesto i dati del 2007 entro il 2012, e non ha emesso un avviso di accertamento per tale annualità, non può effettuare un accertamento per tale anno e l’eventuale atto emanato d’ufficio sarebbe illegittimo. E neppure può utilizzare tali dati ai fini di provare lo scostamento biennale, salvo che l’accertamento del 2007 non si sia reso definitivo.
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Di seguito si tenterà di dar luogo ad un’attività ermeneutica delle norme de quibus, al fine di comprendere il reale perimetro temporale a disposizione dell’Ufficio, per accertare un contribuente, in …

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