La quantificazione dell’accertamento da indagini finanziarie: il problema dei prelevamenti e versamenti su conto corrente bancario non giustificati

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 28 novembre 2015

l'Agenzia delle entrate può considerare ricavi sia i prelevamenti sia i versamenti su conto corrente bancario? E la prova contraria del contribuente?

Due recenti sentenze della Corte di Cassazione, emesse lo stesso giorno (10.06.2015), dalla stessa Sezione (la Quinta, seppur con composizione del collegio differente), hanno affermato due concetti sotto certi profili non coincidenti, in tema di quantificazione forfettaria del reddito da accertamenti bancari.

La sentenza n. 12042 del 10.06.2015, infatti, dopo aver affermato che l'articolo 32 del DPR n. 600/1973 (come l'omologa norma in tema di Iva, ossia l'art. 51 del d.p.r. 633/72) impone di considerare ricavi sia i prelevamenti, sia i versamenti su conto corrente, salvo che il contribuente non provi che i versamenti sono registrati in contabilità e che i prelevamenti sono serviti per pagare determinati beneficiari, anziché costituire acquisizione di utili e dopo aver precisato che in materia, sussiste inversione dell'onere della prova, laddove alla presunzione di legge (relativa) non può essere contrapposta una mera affermazione di carattere generale, pur potendo il contribuente fornire la prova contraria anche attraverso presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta verifica da parte del giudice, il quale è tenuto a individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purché grave, preciso e concordante) ai movimenti bancari contestati (cfr Cass. 24 luglio 2014, n. 16896; 12 luglio 2013, n. 17250; 30 novembre 2011, n. 25502), non essendo certo sufficiente la mera indicazione dei beneficiari dei prelievi, dato che altrimenti non di prova si tratterebbe, ma di mera allegazione, con specifico riguardo ai costi deducibili, afferma che “indubbiamente si deve tener conto, in ossequio al principio di capacità contributiva, non solo dei maggiori ricavi, ma anche dell'incidenza percentuale dei costi relativi”.

Ma, anche in tal caso, dice la Corte, il contribuente deve soddisfare uno stringente onere probatorio, non essendo possibile “contrapporre alla presunzione ex art. 32 d.p.r. n. 600/1973 e 51 d.p.r. 633/72 un'altra presunzione in relazione ad