La quantificazione dell'accertamento da indagini finanziarie: il problema dei prelevamenti e versamenti su conto corrente bancario non giustificati

Due recenti sentenze della Corte di Cassazione, emesse lo stesso giorno (10.06.2015), dalla stessa Sezione (la Quinta, seppur con composizione del collegio differente), hanno affermato due concetti sotto certi profili non coincidenti, in tema di quantificazione forfettaria del reddito da accertamenti bancari.

La sentenza n. 12042 del 10.06.2015, infatti, dopo aver affermato che l’articolo 32 del DPR n. 600/1973 (come l’omologa norma in tema di Iva, ossia l’art. 51 del d.p.r. 633/72) impone di considerare ricavi sia i prelevamenti, sia i versamenti su conto corrente, salvo che il contribuente non provi che i versamenti sono registrati in contabilità e che i prelevamenti sono serviti per pagare determinati beneficiari, anziché costituire acquisizione di utili e dopo aver precisato che in materia, sussiste inversione dell’onere della prova, laddove alla presunzione di legge (relativa) non può essere contrapposta una mera affermazione di carattere generale, pur potendo il contribuente fornire la prova contraria anche attraverso presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta verifica da parte del giudice, il quale è tenuto a individuare analiticamente i fatti noti dai quali dedurre quelli ignoti, correlando ogni indizio (purché grave, preciso e concordante) ai movimenti bancari contestati (cfr Cass. 24 luglio 2014, n. 16896; 12 luglio 2013, n. 17250; 30 novembre 2011, n. 25502), non essendo certo sufficiente la mera indicazione dei beneficiari dei prelievi, dato che altrimenti non di prova si tratterebbe, ma di mera allegazione, con specifico riguardo ai costi deducibili, afferma che “indubbiamente si deve tener conto, in ossequio al principio di capacità contributiva, non solo dei maggiori ricavi, ma anche dell’incidenza percentuale dei costi relativi”.

Ma, anche in tal caso, dice la Corte, il contribuente deve soddisfare uno stringente onere probatorio, non essendo possibile “contrapporre alla presunzione ex art. 32 d.p.r. n. 600/1973 e 51 d.p.r. 633/72 un’altra presunzione in relazione ad un abbattimento forfetario costituito da costi deducibili dei quali non sia stata fornita compiuta dimostrazione (Cass., ord. 24 novembre 2010, n. 23873; 1 ottobre 2014, n. 20679; 24 luglio 2014, n. 16896; 28 novembre 2014, n. 25317)” e non essendo dunque legittima la conclusione della CTR, che invece aveva considerato ammissibile una determinazione dei costi nella misura del 20 per cento.

Come detto, però, lo stesso giorno, la sentenza della Cassazione n. 12021/2015 ha affermato principi non del tutto coincidenti (ed anzi, almeno sotto il profilo delle conclusioni, esattamente opposti).

Dopo aver anch’essa sottolineato che i prelevamenti bancari sono posti come componenti di reddito se il contribuente preleva denaro e non riesce a dimostrare la destinazione o l’utilizzo di questo denaro e che il contribuente non aveva offerto alcuna idonea contraria prova, non essendo sufficiente indicare il beneficiario, perché per vincere la presunzione sarebbe stato necessario altresì spiegare e provare la causa del rapporto fondamentale sottostante al documento bancario, i giudici di legittimità, confermando quanto già statuito dalla CTR, sostenevano che dai maggiori ricavi accertati dovevano essere comunque dedotti i corrispondenti maggiori costi sostenuti dall’impresa, ancorché non imputati al conto dei profitti e delle perdite, costi che potevano essere forfettariamente determinati nella misura del 75% dei ricavi.

Veniva così respinta la tesi dell’Ufficio (accolta invece, come visto, dalla sopra citata sentenza), secondo cui, in mancanza di alcuna allegazione o prova offerte dal contribuente, la CTR aveva errato a determinare in via forfetaria i costi asseritamente detraibili dal reddito accertato, laddove invece le norme andavano interpretate nel senso che sia i prelevamenti che i versamenti operati sui conti correnti bancari vanno imputati a ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività, senza che si debba procedere…

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