Il valore probatorio del brogliaccio, il nero deve essere consistente: ci sono limiti alla ricostruzione induttiva del reddito

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 26 settembre 2015

in caso di reperimento di contabilità in nero, il Fisco può procedere ad un accertamento induttivo, tuttavia la Cassazione ha posto alcuni paletti alla libertà di manovra dei verificatori

 

Con la sentenza n.16251 del 31 luglio 2015, n. 16251 la Corte di Cassazione ha fissato dei limiti alla ricostruzione induttiva del reddito d'impresa, in presenza di un brogliaccio.

 

Il fatto

La controversia concerne l'impugnazione di un avviso di accertamento, a carico del titolare di una ditta individuale esercente attività di vendita al dettaglio di articoli di abbigliamento, sulla base della rideterminazione in via induttiva del reddito d'impresa, ex art. 39, c. 2, del DPR 600/1973, sulla base di un brogliaccio rinvenuto in sede di perquisizione domiciliare presso l'abitazione del contribuente, dove, secondo l'Ufficio, venivano annotate operazioni non registrate nella contabilità ufficiale.

In particolare, i giudici d'appello hanno ritenuto che il brogliaccio "può definirsi … un 'libro cassa', contenendo tutti gli elementi idonei a "determinare la reale situazione economica della ditta, per l'anno in esame" (quali "gli incassi, le date dei versamenti effettuati e le somme da anticipare ai dipendenti"), cosicché risulta possibile fare emergere, da esso, "in maniera certa ed inequivocabile, l'infedeltà dei libri ufficiali" e "valide e legittime presunzioni" a favore dell'Amministrazione finanziaria, non smentite da prova contraria da parte del contribuente, anche in riferimento alla percentuale di ricarico media applicata dall'Ufficio.



La sentenza della Corte

La Corte rileva che è vero che la C.T.R. ha fatto applicazione del principio di diritto, più volte affermato in sede di giurisprudenza di legittimità, secondo il quale la "contabilità in nero", costituita da appunti personali ed informazioni dell'imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dall’art.39 del D.P.R.n.600/73, dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 e ss. c.c. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d'impresa ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell'imprenditore ed il risultato economico dell'attività svolta ed incombendo al contribuente l'onere di fornire la prova contraria (Cass. n. 4080/2015).

Tuttavia, osserva la Corte, che una "contabilità in nero" non legittima di per sé, ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all'accertamento induttivo puro, occorrendo pur sempre la ricorrenza di "omissioni, false, inesatte indicazioni" o di "irregolarità formali", così "gravi, numerose e ripetute" da consentire all'Ufficio di prescindere, in tutto o in parte, dalle risultanze delle scritture contabili.

Sul punto viene richiamato un precedente (Cass. n. 13331/1992), secondo cui la compilazione di un brogliaccio, recante l'annotazione di operazioni imponibili non effettuate, "assume rilevanza … quale falsa indicazione di elementi in scritture di gravità e numero tali da rendere inattendibi