Estinzione della società e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 7 settembre 2015

proponiamo una prima analisi dei collegamenti fra il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e le nuove norme sulla responsabilità fiscale delle società estinte

 

Con la sentenza del 16 giugno 2015, n. 24960, la Corte di Cassazione torna sulla questione relativa al reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, ex art.11, del D.Lgs. n. 747/2000, per esaminare però per la prima volta i rapporti con le società estinte (nel caso specifico erano state poste in essere una serie di operazioni commerciali fraudolente finalizzate all'evasione delle imposte operando un vero e proprio svuotamento delle casse della società, e stipulando un fittizio atto di cessione di azienda, e successiva cancellazione della società dal registro delle Imprese, dopo che la stessa era stata trasferita all'estero - Isole Vergini Britanniche).


La sentenza

La Corte rigetta la tesi di parte, che si poggia sulla pronuncia a SS.UU. n. 6070/20131, ritenendo inconferente il richiamo alla disciplina societaria, per cui la pretesa erariale può essere esercitata nei confronti dei soci soltanto nei limiti delle somme da costoro riscosse per effetto della liquidazione.

Quel che rileva in questa sede, infatti, non è tanto il credito erariale vantato dallo Stato, quanto il diritto all'apprensione in via cautelare di somme costituite dal profitto del reato corrispondente al risparmio di imposta che ben può essere esteso ai soci sotto forma di sequestro per equivalente per un valore corrispondente al profitto del reato, laddove sia impossibile apprendere direttamente il profitto”.



Brevi riflessioni

Come è noto, l’art. 28, c. 4, del D.Lgs. n. 175 del 21 novembre 2014, a decorrere dal 13 dicembre 20142, ha previsto che ai soli fini della validità e dell'efficacia degli atti diliquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi econtributi, sanzioni e interessi, l'estinzione della società di cuiall'art. 2495 c.c. ha effetto trascorsi cinque anni dallarichiesta di cancellazione del Registro delle imprese. Inoltre, il successivo comma 5, dello stesso articolo 28 ha modificato le regole relative alla responsabilità dei liquidatori, previste dall’art. 36, del D.P.R. n. 602/73.

In pratica, ai soli fini fiscali, la società pur se estinta continua ad essere viva per 5 anni dalla richiesta di cancellazione, per consentire l’attività di accertamento, formale e sostanziale. E di conseguenza, rivivono i suoi organi ai fini dell’eventuale impugnazione degli atti.

Di converso, il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, disciplinato dall'art. 11 del D.Lgs. n. 74 del 2000, prevede che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni colui il quale, al fine di sottrarsi al pagamento delle Imposte Dirette o dell’IVA ovvero di interessi o sanzioni relative a dette imposte, di ammontare complessivo superiore a € 51.645, alieni simulatamente o compia altri atti fraudolenti sui propri o altrui beni, idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione.

 

Il D.L. n. 78 del 31 maggio 2010, conv. con modif. dalla L. n. 122 del 29.7.2010, ha così modificato la norma: “è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva. Se l'ammontare delle imposte, sanzioni ed interessi è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni”.

Inoltre, nell’art. 11 del D.Lgs. n. 74/2000, viene aggiunto un secondo comma, che punisce, “con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di ottenere per sé o per altri un pagamento parziale dei tributi e relativi accessori, indica nella documentazione presentata ai fini della procedura di transazione fiscale elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila. Se l'ammontare di cui al periodo precedente e superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni”.

Il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte può essere considerato lo strumento artificioso realizzato dal contribuente, volto a sottrarre, in tutto o in parte, le garanzie patrimoniali alla riscossione coattiva del debito tributario, che assume, di volta in volta, forme diverse (operazioni straordinarie, scissioni simulate, cessioni di rami aziendali, alienazioni... solo in apparenza reali).

Il reato si perfeziona con “la semplice idoneità della condotta a rendere inefficace la procedura di riscossione, e non anche l'effettiva verificazione dell'evento” (circolare n. 154/E del 4 agosto 2000, punto 3.4.).

 

Il delitto contempla, quindi, una condotta esclusivamente commissiva, consistente nell'alienazione simulata di beni del proprio patrimonio o il compimento di altri atti fraudolenti sui beni propri o altrui preordinati al fine di pregiudicare l'efficacia della riscossione coattiva.

Sul versante giurisprudenziale, e nello specifico degli artifici societari, rileviamo le più recenti ed interessanti pronunce.

  • La sentenza n. 19595 del 18 maggi