Il divieto di anatocismo bancario: evoluzione giurisprudenziale

 
Per Anatocismo s’intende la prassi bancaria in forza della quale gli interessi maturati sul saldo debitore, generalmente a cadenza trimestrale, vengono capitalizzati, ossia riportati a capitale.
Così facendo, gli interessi “capitalizzati” nel trimestre precedente producono, allo scadere del trimestre successivo, a loro volta interessi che vanno a capitalizzarsi sul saldo finale, e così via, in una spirale senza fine.
La capitalizzazione trimestrale delle competenze comporta l’aumento del debito sul c/c accentuando il saldo negativo per il trimestre successivo. Le spese e gli interessi passivi maturati in un trimestre vengono propriamente considerati come nuovo capitale a debito del cliente.
L’anatocismo generato nei conti correnti e nei mutui concorre all’aumento del TAEG e del TEG. Il costante addebito degli interessi anatocistici, negli anni, può portare al superamento del tasso soglia usura nel conto corrente, rendendo illegittime le richieste della banca.
L’anatocismo, secondo la dottrina, è il passaggio di interessi scaduti a capitale e la produzione, da parte di questi, di ulteriori interessi.
Ad esempio, secondo Messineo (Manuale di diritto civile e commerciale, III, Giuffrè, 1959, p.36), “Si chiama anatocismo (dal greco anatokismos = interessi degli interessi), il fatto che interessi già scaduti (ossia maturati) diventino bene-capitale (si capitalizzino) e, come tali, siano suscettibili di produrre interessi a loro volta (c.d. interessi composti)”.
“Colombo, L’anatocismo, Giuffrè, 2007, p. 2”, ha evidenziato che da nessuna parte si è detto che è possibile inferire che l’art. 1283 c.c. muti la natura giuridica degli interessi in capitale:

Ed invero, occorre sottolineare come la stessa lettera dell’art. 1283 c.c. chiarisca che per anatocismo si deve intendere la sola produzione di interessi sopra gli interessi, senza che con ciò si abbia necessariamente a determinare un meccanismo di confusione tra questi e la somma capitale su cui essi sono maturati: detto altrimenti, l’anatocismo di per sé non è idoneo a determinarne una modifica della natura giuridica, giacché essi sempre interessi rimangono, con l’ulteriore e decisiva conseguenza che la disciplina loro applicabile risulterà essere sempre, per l’appunto, quella degli interessi. Quindi un punto fermo che bisogna tenere è che l’anatocismo non muta la natura giuridica degli interessi, che restano tali e non diventano capitale.

Tracce dell’istituto si rinvengono nel Code Napoleon del 1804. Il Regio Decreto 16 Marzo 1942, n. 262 – Approvazione del testo del Codice Civile (G.U., n.79 del 04.04.1942 ) è ancora oggi il punto di partenza per quanto riguarda l’anatocismo, previsto dall’art.1283 c.c., per il quale «in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si interessi scaduti almeno per sei mesi».

La capitalizzazione degli interessi (C.D. ANATOCISMO), in base all’art.1283 c.c., è consentita solo:

nei casi di una domanda giudiziale, e in tal caso deve prendere data dal giorno di questa. Si verifica quando si arriva al decreto ingiuntivo da parte del Giudice. Il magistrato in questo caso può riconoscere che il debito da pagare sia comprensivo anche degli interessi maturati fino a quel momento e quindi che dal momento del decreto ingiuntivo questi interessi concorrono a maturare ulteriori interessi;

nei casi di una convenzione posteriore, alla scadenza degli interessi, intercorsa fra creditore e debitore. Si verifica se, alla scadenza di un debito con i relativi interessi, banca e cliente si accordano per un ulteriore dilazione…

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