La responsabilità del consulente fiscale nel reato di falsa fatturazione del suo cliente

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 16 maggio 2015

la rilevante questione della possibile responsabilità dei professionisti a titolo di concorso con il cliente nei reati tributari: i profili di rischio per il consulente e le possibili opzioni di uscita dalle situazioni più complesse

 

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 19335 del 11 maggio 2015, ha riportato all’attenzione generale la rilevante questione della possibile responsabilità dei professionisti a titolo di concorso con il cliente nei reati tributari.

La Corte ha infatti in particolare evidenziato, nella sentenza citata, che risponde di emissione ed utilizzo di fatture false in concorso il consulente fiscale che registra tali documenti con la consapevolezza che siano riferiti ad operazioni inesistenti, potendosi desumere tale consapevolezza da alcune obiettive circostanze quali l’assenza di sedi operative adeguate della società cartiera, dal pagamento delle fatture e contestuale retrocessione del denaro, o la vendita a prezzi inferiori a quelli di acquisto.

Nel caso di specie, inoltre, il contributo del professionista alla realizzazione dei fatti criminosi emergeva anche dalla circostanza che lo stesso professionista aveva reperito due soggetti per l’acquisto delle quote societarie, al fine di sottrarre da responsabilità gli amministratori in carica al tempo.

Un soggetto “professionalmente esperto”, del resto, secondo i giudici di legittimità, ha la possibilità di ravvisare agevolmente lo scopo di frode fiscale, potendosi rendere conto che una fattura passiva si riferisce ad operazioni inesistenti e dovendo quindi concorrere con il reato commesso dal cliente.

Le suddette considerazioni acquistano inoltre rilevanza anche per il reato di autoriciclaggio, laddove la genericità della formula usata dal Legislatore provoca una forte incertezza quanto all’identificazione dei confini del rischio penale per il professionista.

E il tema si intreccia poi anche con la procedura della voluntary disclosure, in particolare per i reati “non coperti” dalla stessa voluntary, di emissione di fatture false, occultamento o distruzione di documenti, indebita compensazi