BOOKMAKERS: un percorso normativo e giurisprudenziale durato 25 anni (parte seconda)

 
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Premessa.

Il precedente intervento si concludeva affrontando il concetto di “espansione controllata” del settore dei giochi d’azzardo, un “giusto” equilibrio tra la necessità di attirare giocatori all’interno di circuiti controllati ed il fornire una alternativa economicamente attraente.
In tal senso, lo Stato, come abbiamo visto, può in modo discrezionale raggiungere gli obiettivi di tutela scegliendo alternativamente tra la concessione di diritti esclusivi ad un organismo pubblico, la cui gestione sia soggetta alla vigilanza diretta dello Stato, ovvero ad un operatore privato, sulle cui attività i pubblici poteri sono in grado di esercitare uno stretto controllo.
Esaminiamo ora l’articolata giurisprudenza amministrativa.

La giurisprudenza amministrativa.

A supporto dei precedenti ragionamenti, sono intervenute le sentenze del TAR Friuli datata 28 novembre 2012, n. 449 del TAR Campania Sez. Salerno datata 31 gennaio 2013, n. 310 e soprattutto del TAR Lazio datata 20 febbraio 2013, la n. 1884.
In particolare la decisione del TAR Lazio, intervenuta nell’ambito del contenzioso con le società Stanley International Betting Limited e Stanleybet Malta Limited, è da ritenersi sia per l’ampiezza ed esaustività della motivazione, che per la provenienza della sede giudiziaria, fonte giurisdizionale primigenia cui fare riferimento.
Si rammenti, in tal senso come, ai sensi dell’articolo 9-ter del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44), al TAR Lazio spetti la competenza esclusiva in materia di controversie concernente i provvedimenti sui giochi pubblici con vincita in denaro adottati dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato o dell’Autorità di polizia.
Nel dettaglio, si tratta della sentenza pronunciata a seguito dell’espletamento di una procedura di gara1 per l’affidamento in concessione di 2.000 diritti per l’esercizio congiunto dei giochi pubblici, ai sensi dell’articolo 10, comma 9-octies, del decreto-legge 2 marzo 2012 n. 16 (convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44).
Obiettivo del bando era l’eliminazione delle ragioni di discriminazione addotte da alcuni allibratori stranieri, parificando le rispettive società a tutte le altre che vogliono operare nel settore, provvedendo altresì ad aggiornare le disposizioni di cui all’articolo 24 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011), per adeguarle al contenuto della sentenza della Corte di Giustizia del 16 febbraio 2012 nelle cause riunite C-72/10 e C 77/10 (sentenza Costa-Cifone).
Sentenza, quest’ultima, con la quale era stata dichiarata l’incompatibilità con gli articoli 43 CEE e 49 CEE e con i principi di parità di trattamento e di effettività della normativa nazionale (cfr. art. 38, cc. 2 e 4, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248), che protegge le posizioni commerciali acquisite dagli operatori esistenti, prevedendo distanze minime tra gli esercizi degli operatori nuovi concessionari e quelli esistenti, stabilisce l’applicazione di sanzioni per operatori non muniti di concessione o autorizzazione perché legati ad un operatore estero escluso da una gara in violazione del diritto dell’Unione europea, contempla la decadenza dalle concessioni in base a disposizioni, come quelle dello schema di convenzione nell’ambito delle procedure avviate nell’agosto 2006, formulate in materia non chiara, né precisa ed univoca.
In tale ambito l’amministrazione ha inteso attuare, nell’immediato e fino ad una più organica revisione della materia dei giochi…

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