BOOKMAKERS: un percorso normativo e giurisprudenziale durato 25 anni (parte prima)

 

Premessa.

Con il termine “bookmaker”, d’oltre Manica l’origine, si intendono genericamente le agenzie (autorizzate) che assolvono a collettore e garante per la raccolta delle scommesse (legali) sportive o extra sportive.
La regolamentazione del loro operato è piuttosto complessa e varia di Paese in Paese in ragione delle rispettive normative vigenti.
In Italia, per poter operare, il bookmaker deve essere legalmente autorizzato ad operare attraverso una apposita concessione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – AAMS.
Ciò ha portato allo sviluppo – di fatto – di due categorie di soggetti operanti:

una rete autorizzata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, composta da circa 7.400 punti;

un network di agenzie ed internet point collegati a bookmaker e casinò offshore senza concessione italiana aventi sede all’estero, spesso in paradisi fiscali, passato da circa 3.800 a circa 5.000 punti “vendita” negli ultimi due anni1.

 

La normativa nazionale.

Normativamente, occorre fare riferimento alla legge 13 dicembre 1989, n. 401 – Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive, laddove all’articolo 4 viene disciplinato l’esercizio abusivo di attività di “giuoco” o di scommessa.
L’articolo 37 della legge n. 388 del 2000 ha, poi, assoggettato al regime sanzionatorio, di cui al citato articolo 4, comma 4-bis, chiunque, privo di concessione, autorizzazione o licenza, ai sensi dell’articolo 88 del T.U.L.P.S. svolga in Italia qualsiasi attività organizzata al fine di accettare o raccogliere o comunque favorire l’accettazione o in qualsiasi modo la raccolta, anche per via telefonica o telematica, di scommesse di qualsiasi genere da chiunque accettate in Italia o all’estero.
I predetti soggetti economici opererebbero in Italia, a loro dire, facendo leva sugli indiscussi ed affermati diritti di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di cui agli articoli 49 e 56 TFUE(prima articoli 43 e 49 del Trattato CE), mediante operatori contrattualmente a loro legati, comunemente denominati Centri Trasmissione Dati (CTD) oppure Centri Elaborazione Dati (CED), ubicati presso locali aperti al pubblico, i cui titolari mettono a disposizione dei giocatori il collegamento telematico, provvedendo alla trasmissione dei dati delle singole giocate alle società straniere per incarico delle stesse, quest’ultime solo hanno la piena gestione delle giocate, supportandone il rischio di impresa e trasmettendo ai CED le indicazioni per il calcolo delle vincite e dei pagamenti.
I titolari dei CED, da parte loro, operano sulla base di un rapporto riconducibile allo schema contrattuale del “mandato”, non limitandosi, in buona sostanza, ad una mera trasmissione dati ma partecipando all’attività di raccolta materiale del quantum oggetto di scommessa, in totale assenza di un titolo concessorio da parte delle Autorità italiane.
Parimenti, l’assenza di detta concessione determina il mancato rilascio della licenza di cui all’art. 88 del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza.
I CED, pertanto, mettono a disposizione degli scommettitori un percorso telematico che consente loro non solo di fornire i propri dati “all’allibratore” estero ma (anche) di effettuare le giocate direttamente dai conti gioco aperti in Italia presso le singole sedi nazionali.
Inoltre, seppur privi di autonomia e di rischio economico, di fatto, consentono di accettare, raccogliere o comunque favorire l’accettazione o in qualsiasi modo la raccolta di scommesse e, per tale motivo devono ritenersi assoggettati al regime autorizzatorio di cui all’articolo 88 del T.U.L.P.S., con l’osservanza…

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