Transfer pricing: scambio di beni e servizi tra società correlate per diminuire la pressione fiscale

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 21 aprile 2015

il transfer pricing è quella tecnica mediante la quale, nell'ambito di un rapporto tra società correlate, è posto in essere il tentativo di trasferire gli utili da un Paese ad alta pressione fiscale a un altro con regime fiscale più tenue, attraverso lo scambio di beni e servizi al di fuori delle normali pratiche commerciali, alterando il valore normale delle cessioni dei beni o delle prestazioni di servizi effettuate o ricevute: il contrasto a tale fenomeno va effettuato anlizzando le situazioni caso per caso

 

Aspetti generali

Il transfer pricing (TP) è quella tecnica mediante la quale, nell'ambito di un rapporto tra società «correlate», è posto in essere il tentativo di trasferire gli utili da un paese ad alta pressione fiscale a un altro con regime fiscale più tenue, attraverso lo scambio di beni e servizi al di fuori delle normali pratiche commerciali, alterando il valore normale delle cessioni dei beni o delle prestazioni di servizi effettuate o ricevute.

L'ordinamento tributario italiano contrasta tale pratica mediante l'art. 110, settimo comma, del TUIR, il quale dispone che «i componenti del reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa, sono valutati in base al valore normale dei beni ceduti, dei servizi prestati e dei beni e servizi ricevuti, determinato a norma del comma 2, se ne deriva aumento del reddito; la stessa disposizione si applica anche se ne deriva una diminuzione del reddito, ma soltanto in esecuzione degli accordi conclusi con le autorità competenti degli Stati esteri a seguito delle speciali "procedure amichevoli" previste dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni sui redditi. La presente disposizione si applica anche per i beni ceduti e i servizi prestati da società non residenti nel territorio dello Stato per conto delle quali l'impresa esplica attività di vendita e collocamento di materie prime o merci o di fabbricazione o lavorazione di prodotti».

Il comma 281 dell'art. 1 della L. 27.12.2013, n. 147 (legge di stabilità 2014) ha esteso al comparto IRAP le norme in tema di TP, con una disposizione che (pur non essendo esplicitamente qualificata come tale) ha l’apparenza di una norma di interpretazione autentica.

Afferma infatti il comma 281 che la disciplina in materia di prezzi di trasferimento «deve intendersi applicabile alla determinazione del valore della produzione netta ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive anche per i periodi d'imposta successivi a quello in corso alla data del 31 dicembre 2007».

La contestazione del TP richiede tuttavia in capo all'amministrazione finanziaria la capacità di dimostrare puntualmente, con riferimento al caso specifico, l'insufficienza o incongruità delle motivazioni addotte dalle parti private per giustificare i prezzi differenti rispetto a quelli normali di mercato. Questo in estrema sintesi il senso della sentenza n. 27296 del 23.12.2014 della Corte di Cassazione.

 

Il criterio del valore normale

Il valore normale - criterio centrale per poter attribuire alle transazioni il valore ritenuto congruo ai fini del TP - si presenta come un sistema per la determinazione dei corrispettivi fondato sulla «registrazione» dei valori consueti delle transazioni che avvengono in normali condizioni di mercato, tra soggetti indipendenti. Tale concetto non sembra differenziarsi molto, a livello generale, in ragione del settore impositivo (IVA o imposte sui redditi).

Nel settore delle imposte sui redditi, la nozione di valore normale si ricava dall’art. 9, terzo comma, del TUIR, ove è affermato che si tratta - salvo quanto stabilito nel quarto comma per azioni, obbligazioni e altri titoli - del prezzo o del corrispettivo «mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquisiti o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi». È altresì stabilito che «per la determinazione del valore normale si fa riferimento, i