Il nuovo reato di autoriciclaggio e le responsabilità dei professionisti del settore fiscale

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 20 aprile 2015

l'introduzione della nuova fattispecie criminosa di autoriciclaggio sta suscitando molte preoccupazioni nelle categorie professionali, soprattutto con riferimento ai reati tributari; la procedura di voluntary disclosure può essere l'ultima buona occasione per sanare le problematiche penali aperte, in quanto è stata prevista la non punibilità per autoriciclaggio relativamente alle attività oggetto di collaborazione volontaria

L’introduzione della nuova fattispecie criminosa di autoriciclaggio sta suscitando molte preoccupazioni nelle categorie professionali, soprattutto con riferimento ai reati tributari. In particolare appare assolutamente incerto l’elemento del concreto ostacolo all’identificazione della provenienza delittuosa delle somme.

Che cosa occorre, in sostanza, perché si verifichi il richiesto concreto ostacolo all’identificazione della provenienza delle somme?

E’ sufficiente che le stesse si distacchino dal patrimonio sociale, così da rendere necessaria una ricostruzione, più o meno difficoltosa, della strada percorsa e della destinazione raggiunta, oppure devono essere messi in atto dei veri e propri artifici contabili o simulativi, che rendano, appunto, concretamente difficile capire dove sono andate a finire le somme?

La genericità della formula usata dal Legislatore provoca dunque una forte incertezza quanto all’identificazione dei confini del rischio penale per il professionista. E il tema si intreccia poi anche con la procedura della voluntary disclosure.

Con riferimento ai fatti di cui il professionista viene a conoscenza nell’ambito dell’assistenza fornita al contribuente interessato alla procedura di collaborazione volontaria, occorre inoltre, a tal proposito, anche valutare se risultino o meno applicabili le disposizioni antiriciclaggio di cui al Dlgs 231/07, verificando in particolare se sussista l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette di cui all’art. 41, comma 1, del medesimo decreto, laddove per la violazione di tali obblighi il successivo art. 57, comma 4, prevede peraltro una sanzione amministrativa che va dall’1% al 40% dell’importo dell’operazione non segnalata, salvo che il fatto costituisca reato.

 

Con la L. 15 dicembre 2014, n. 186, concernente la cd. voluntary disclosure è stata dunque inserita, all’interno del codice penale (art. 648 ter.1), la nuova fattispecie criminosa definita “autoriciclaggio”, considerata come un’appendice necessaria all’introduzione della procedura di regolarizzazione dei capitali illecitamente esportati all’estero, ma che avrà d’ora in poi una sfera autonoma di applicazione generalizzata.

La ratio di tale riforma legislativa è quella di sanzionare chi si è illecitamente procurato denaro od altri beni attraverso la commissione di un reato e poi utilizza con date modalità i profitti degli illeciti commessi.

Quanto precede non avviene, ad esempio, per il ladro, che non verrà punito, oltre che per furto, anche per autoriciclaggio se utilizza il bene sottratto. Ma, invece, si verifica, come dice espressamente la norma citata, a carico di “chiunque, avendo commesso o concorso a commettere