Risoluzione del mandato da amministratore di società: gli effetti fiscali delle somme pagate in fase di accordo transattivo

in caso di risoluzione anticipata di un contratto con l’amministratore societario potrebbe essere dovuto un pagamento transattivo da parte della società: analisi della particolare imponibilità fiscale e previdenziale di tale pagamento

 

E’ utile esaminare il trattamento fiscale e previdenziale da applicare alle somme riconosciute a componente di CdA in sede transattiva, in dipendenza della revoca, e della conseguente risoluzione, dell’incarico di Presidente della Società, avvenuta con delibera dell’Assemblea dei Soci.

In particolare, il caso oggetto di esame concerne la condotta amministrativa da seguire nell’ipotesi che (riconosciuta la carenza di giusta causa nella delibera di revoca) venga perfezionato un accordo con l’Amministratore volto a riconoscere all’interessato:

  • una somma risarcitoria dei danni patrimoniali derivanti dall’estromissione dalla carica aziendale;

  • una somma di reintegra del danno non patrimoniale, consistente nella lesione all’immagine e alla reputazione dell’interessato, posto il riverbero che l’anticipata risoluzione del mandato amministrativo avrebbe avuto sulla stampa economica, recante la ricostruzione della vicenda societaria con toni per certi versi lesivi della reputazione della persona.

Al fine di interpretare correttamente le argomentazioni appresso rappresentate, va per inciso tenuto presente che gli emolumenti conseguiti dall’Amministratore in relazione all’incarico di amministratore sono fiscalmente qualificabili come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’art.50, lettera c-bis), del DPR 917/86, posto che la carica societaria non rientra nell’oggetto di attività professionale svota dall’Amministratore medesimo in via continuativa.

In relazione alle questioni sopra esposte, occorre preliminarmente tenere presente quanto appresso.

NATURA DELLE SOMME CHIESTE IN PAGAMENTO

Stante l’ipotesi in esame, l’Amministratore, per il tramite di legale di sua fiducia, ha richiesto:

a) il risarcimento del danno patrimoniale subito per l’estromissione dalla carica ricoperta nella misura del compenso a lui spettante dal momento della sua cessazione sino al naturale termine del proprio mandato;

b) il risarcimento del danno non patrimoniale connesso al danno dell’immagine e alla reputazione da lui subito, anche in relazione alla risonanza che la vicenda ha avuto nei numerosi articoli apparsi sulla stampa economica.

In merito le richieste avanzate dall’interessato per quanto attiene ad un presunto danno subito, è importante sottolineare che l’effettuazione di una corresponsione non sempre rappresenta reddito per il percettore, restando, infatti, una condizione imprescindibile l’idoneità della stessa ad arricchire la sfera patrimoniale del soggetto che la riceve.

Ciò è comprovato dalla lettura dell’articolo 6, comma 2 del DPR 917/86 ai sensi del quale “… i proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti, e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti…”.

 

Anche in ambito tributario, dunque, viene riproposta la dicotomia tra “danno emergente” e “lucro cessante” propria della dottrina civilistica; solo il risarcimento per lucro cessante è idoneo ad incrementare la sfera patrimoniale del lavoratore e, come tale, a giustificare l’imposizione fiscale.

In tale ottica deve anche essere letto l’inciso dell’articolo 17, comma 1, lettera a) del DPR 917/86 il quale prevede la tassazione separata per le somme percepite “anche se a titolo risarcitorio”; detta norma, dunque, non dispone l’imponibilità fiscale di qualsiasi erogazione risarcitoria ma, interpretata alla luce dei principi generali dell’ordinamento, solo di quei risarcimenti che si traducono in nuova ricchezza per il beneficiario.

In proposito, infatti, la Suprema Corte di cassazione nella sentenza n. 10972 del 2009, ha affermato che “l’articolo 6, comma 2, del T.U.I.R. nella parte in cui dispone che le indennità conseguite a titolo di risarcimento di danni consistenti nella…

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