Il lavoratore in nero è indice di maggiori ricavi non dichiarati?

Con l’ordinanza n. 24250 del 13 novembre 2014 (ud. 17 ottobre 2014) la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo, da parte dell’ufficio, l’utilizzo dell’accertamento induttivo, in presenza di lavoratori in nero impiegati in un ristorante.
 
La sentenza
I giudici richiamano, innanzitutto, precedenti pronunce, con le quali è stato affermato che “La valutazione degli elementi probatori è attività istituzionalmente riservata al giudice di merito, non sindacabile in cassazione se non sotto il profilo della congruità della motivazione del relativo apprezzamento” (Cass. nn. 23286/2005, 12014/2004 e 322/2003).
E per la corte, “l’impugnata decisione sembra in linea con i richiamati principi, essendo stato, oltretutto, adeguatamente esplicitato sia l’iter logico giuridico seguito per giungere ad affermare la legittimità del metodo di accertamento adoperato, pur con le riduzioni imposte dai Giudici di primo grado, avendo esplicitato che l’accertata utilizzazione di tre lavoratori dipendenti non risultanti dai libri obbligatori, era circostanza, peraltro contestata in sede di accertamento (pag. 3), idonea a far ritenere complessivamente inattendibile la documentazione fiscale e ad integrare la presunzione di maggiori ricavi non dichiarati. Peraltro, la decisione impugnata, aveva pure evidenziato che i Giudici di primo grado, nel rettificare il reddito avevano espressamente tenuto ‘conto dei costi dovuti all’autoconsumo’”.

Riflessioni
Precedentemente, con la sentenza n. 2593 del 3 febbraio 2011 (ud. del 16 dicembre 2010) la Corte di Cassazione aveva già riconosciuto legittima la presunzione di maggiori ricavi operata dall’ufficio, sulla base di personale in nero. La controversia traeva origine da un accertamento effettuato dall’ufficio nei confronti di un contribuente, esercente attività di manifattura di biancheria, in esito al riscontro della presenza di dipendente non risultante dai libri obbligatori.La commissione tributaria di primo grado, accolse il ricorso con decisione che, in esito all’appello dell’Agenzia, fu, tuttavia, riformata dalla commissione regionale, che riaffermò la legittimità dell’accertamento.Il giudice del gravame (rilevato che “alla base dell’accertamento induttivo v’è un fatto incontestato rappresentato dalla presenza di un dipendente non regolarmente assunto per il quale la stessa contribuente ha ammesso la corresponsione di una retribuzione non contabilizzata fra i costi dell’azienda. Tale circostanza, dunque, appare sufficiente perchè da un lato l’Ufficio elabori un ragionamento logico-giuridico in base al quale presumere l’esistenza di ricavi non contabilizzati e ne determini l’importo in base a parametri riferiti alla qualifica e alle mansioni del lavoratore e dall’altro la contribuente fornisca la prova contraria agli assunti dell’Ufficio”) riscontrò che detta prova non era stata fornita dal contribuente. La Corte di Cassazione rileva, innanzitutto, che “il divieto di doppia presunzione (c.d. ‘praesumptio de praesumpto’) attiene esclusivamente alla correlazione di una presunzione semplice con altra presunzione semplice e non può ritenersi, invece, violato nel caso, quale quello di specie, in cui da un fatto noto (presenza di un dipendente non regolarmente assunto per il quale la stessa contribuente ha ammesso la corresponsione di una retribuzione non contabilizzata) si risale – peraltro in forza di presunzione legale, seppur relativa (nella specie D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d)), a un fatto ignorato (maggior redditività dell’impresa e, non semplicemente maggior costi per retribuzioni, come prospetta in memoria il contribuente), in relazione alla quale la contribuente non ha assolto l’onere della prova contraria”.Inoltre, a fronte del compiuto …

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it