Bene in regime di comunione legale ma intestato ad uno dei coniugi: obblighi dichiarativi

di Antonino & Attilio Romano

Pubblicato il 12 novembre 2014

i redditi fondiari di beni oggetto di comunione legale vanno imputati, in parti eguali, ad entrambi i coniugi, anche se il bene immobile risulta formalmente intestato solo ad uno di essi; tale situazione può produrre contenziosi fiscali (l'articolo contiene un facsimile di apposita istanza di autotutela)

I redditi fondiari di beni oggetto di comunione legale vanno imputati, in parti eguali, ad entrambi i coniugi; ciò anche se il bene immobile risulta <formalmente> intestato solo ad uno di essi. A tale conclusione si perviene valorizzando alcuni dei principi espressi sia dal Codice civile che dal Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.



IL REGIME di COMUNIONE LEGALE DEI BENI

In virtù del chiaro disposto dell'articolo 159 c.c. il regime patrimoniale legale della famiglia, in mancanza di diversa convenzione stipulata a norma dell'articolo 162, è costituito dalla comunione dei beni regolata dalla sezione III del capo IV del codice civile.

La comunione tra i coniugi è stabilita quindi per legge come regime primario di regolazione dei loro rapporti, perché rispondente ai principi di solidarietà e uguaglianza che caratterizzano il matrimonio.

Secondo quanto previsto dall'art. 177 c.c. costituiscono oggetto della comunione:

a) gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;

b) i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;

c) i proventi dell'attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati

d) le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.

Qualora. si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.



BENI IMMOBILI ACQUISTATI IN COSTANZA di MATRIMONIO

Un caso pratico

Si ipotizza che, dopo aver contratto matrimonio e non aver optato per il regime della separazione dei beni, due coniugi decidano di acquistare un terreno edificabile e di intestarlo <nominalmente> ad uno di essi (poniamo la moglie).

Ottenute le autorizzazioni e rilasciata la concessione edilizia, la proprietaria del terreno stipula, in qualità di committente, contratto di appalto affidando ad una impresa edile la edificazione di un fabbricato che, una volta ultimato, viene concesso in locazione.



Inquadramento civilistico

L'immobile, in virtù di quanto previsto dall'art. 934 c.c., risulta di proprietà di entrambi i coniugi essendo il terreno su cui stato edificato l'immobile, acquistato in costanza di matrimonio, e quindi in regime legale di comunione dei beni.

Secondo tale disposizione infatti, qualunque piantagione, costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario di questo, salvo quanto è disposto dagli articoli 935, 936, 937 e 938 e salvo che risulti diversamente dal titolo o dalla legge.

Appare quindi fuor di dubbio, a parere di chi scrive, ritenere <in regime di comunione legale> il terreno acquistato successivamente alla data in cui è stato contratto il matrimonio e di conseguenza, per il principio di accessione, il fabbricato, va certamente considerato automaticamente, di proprietà, ciascuno per la metà, di entrambi i coniugi (in senso conforme, Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 77 del 18 febbraio 1999; sezione tributaria, sentenza 13085 dell’8 settembre 2003).



Regime fiscale

Il reddito fondiario (di locazione) derivante dalla concessione in locazione dell'immobile, coerentemente con le premesse di natura civilistica, dovrà essere oggetto di ripartizione, per la metà del suo ammontare, tra i coniugi, benché la titolare del contratto di locazione risulti solo la moglie.

Si perviene a tale soluzione stante il chiaro disposto normativo di cui all’articolo 4, comma 1, lettera a), del D.P.R. 22.12.1986, n. 917 secondo cui i redditi dei beni che for