Rimedi all’interpello negativo delle società di comodo (un estratto dalla utilissima circolare settimanale)

cosa succede quando la D.R.E. abbia negato la disapplicazione delle norme sulle società non operative a seguito di presentazione di un apposito interpello? Quali sono i comportamenti che il contribuente può adottare?

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Premessa

Cosa succede quando la competente Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate, abbia negato la disapplicazione delle norme sulle società non operative a seguito di presentazione di un apposito interpello? Quali sono i comportamenti che il contribuente può adottare? Contro l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate è possibile mettere in atto difese preventive?

Queste sono la domande più comuni che gli operatori del settore fiscale si pongono quando annoverano fra i loro clienti delle società che, per effetto anche della crisi economica, non riescono a produrre i ricavi attesi dall’articolo 30 della Legge n. 724 del 1994.

Abbiamo parlato di crisi economica. Merita una nota il riferimento alle aliquote contenute nella norma citata. Infatti, esse si riferisco a molti anni or sono e sicuramente sono anacronistiche in un periodo di crisi economica dove i margini di redditività si sono contratti.

A fronte di ciò si riduce anche la capacità della società di produrre ricavi.

Dove il legislatore e l’Agenzia delle Entrate negli Studi di Settore hanno previsto e introdotto dei “correttivi” che dovrebbero ricondurre i ricavi attesi ai fini degli Studi di Settore a importi che tengano conto dell’andamento economico più generale, nel campo delle società di comodo ciò non è accaduto.

Si pensi, in particolare, al comparto edilizio, dove i prezzi sia delle compravendite che delle locazioni sono crollati. Ciò nonostante l’articolo 30 della Legge n. 724/1994, non è stato modificato nelle aliquote e non sono nemmeno stati previsti dei correttivi congiunturali.

Vediamo allora come comportarsi nel caso in cui la società non raggiunga i ricavi medi attesi e i rimedi che si possono porre in essere.

Presentazione dell’istanza di disapplicazione

Com’è noto, fra i vari obblighi relativi la compilazione del modello UNICO 2014, vi è quello che impone alle società di compilare il prospetto di verifica delle condizioni previste dall’articolo 30, Legge n. 724/94.

In caso di mancato superamento dei requisiti di operatività, fatta eccezione per alcune fattispecie per cui è disposta l’esclusione o la disapplicazione, la società dovrà dichiarare (e versare) le imposte dirette relative all’anno 2013, nonché gli acconti per il successivo anno 2014, calcolare su un ammontare di ricavi “minimi”.

Qualora non si intenda assolvere a tale obbligo, è prevista la possibilità di richiedere la disapplicazione dell’articolo 30, Legge n. 724/94, a condizione che sia possibile dimostrare la sussistenza di particolari circostanze oggettive o soggettive che hanno, di fatto, impedito il realizzo dei suddetti ricavi minimi e, conseguentemente, redditi minimi.

Stessa deroga è concessa alle società che, trovandosi in una situazione di perdita fiscale c.d. sistematica, dovrebbero essere considerate quali società di comodo con decorrenza dall’anno d’imposta 2013 (articolo 2, comma 36-decies e seguenti, D.L. n. 138/11), avendo dichiarato per i periodi 2010-2012 una perdita fiscale.

Anche in questo caso, infatti, è possibile inoltrare istanza per la disapplicazione delle norme in analisi al fine di:

  • non versare gli acconti delle imposte per l’anno d’imposta 2014 su base presuntiva, cioè con riferimento agli importi stabiliti dall’articolo 30;

  • non incorrere nella maggiorazione di aliquota IRES del 10,50%;

  • non vedersi sospesa la possibilità di utilizzare o cedere il credito IVA.

In questa fase della trattazione, appare opportuno verificare quale sia la procedura di presentazione della richiesta di disapplicazione (comma 4-bis, articolo 30).

Dal punto di vista operativo è necessario verificare, preliminarmente, che l’istanza di disapplicazione contenga:

  • le indicazioni anagrafiche della…

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