Procedure concorsuali ed esonero dal pagamento del contributo di mobilità

Come già argomentato su queste colonne, l’impresa ammessa al trattamento straordinario di integrazione salariale – che nel corso di attuazione del programma di risanamento ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi e di non poter ricorrere a misure alternative – ha facoltà di avviare la procedura di licenziamento collettivo e, quindi, di attivare la procedura di mobilità che, come noto, non consiste semplicemente in un aiuto economico, ma consente, in certi casi, il passaggio dei lavoratori licenziati da aziende in crisi ad altre che hanno bisogno di manodopera.
La procedura di mobilità è finanziata dallo Stato con il concorso delle imprese, fermo restando che, per ogni lavoratore posto in mobilità, le imprese saranno tenute a corrispondere all’INPS, a norma dell’art. 5 c. 4 L. n. 223/1991, un contributo calcolato in proporzione all’indennità mensile di mobilità spettante al lavoratore. Ad ogni modo, a norma dell’art. 3, c. 3, L. n. 223/1991 sono esentate dal versamento del predetto contributo d’ingresso alla mobilità le imprese sottoposte a procedure concorsuali: “quando non sia possibile la continuazione dell’attività, anche tramite cessione dell’azienda o di sue parti, o quando i livelli occupazionali possono essere salvaguardati solo parzialmente, il curatore, il liquidatore o il commissario hanno facoltà di collocare in mobilità ai sensi dell’articolo 4 ovvero dell’articolo 24 i lavoratori eccedenti. In tali casi il termine di cui all’articolo 4, comma 6, è ridotto a trenta giorni. Il contributo a carico dell’impresa previsto dall’articolo 5, comma 4, non è dovuto”.
 
Ricordiamo, al riguardo, che, nel recente passato, il ministero del lavoro – in risposta ad un interpello formulato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro (Interpello Min. Lavoro e politiche sociali 11.12.2013 n. 34) – ha fornito la propria interpretazione in merito all’esenzione dal predetto contributo d’ingresso per le imprese sottoposte a procedure concorsuali ed, in particolare, per quelle imprese che hanno presentato, a norma dell’art. 182-bis della Legge Fallimentare, un accordo di ristrutturazione del debito. Sul punto, il Ministero Interpellato concludeva che l’accordo di ristrutturazione del debito, assimilabile ad uno strumento di risoluzione negoziale della crisi aziendale con caratteristiche assimilabili a quelle proprie del concordato preventivo, avrebbe potuto beneficiare della suddetta agevolazione.
Tuttavia, la Giurisprudenza di Legittimità (sentenza n. 13625/2014 della Corte di Cassazione), pronunciandosi su una problematica sorta nelle more di una procedura di concordato preventivo, sembra aver limitato il campo di applicazione del suddetto beneficio, precisando che l’esonero dal pagamento del contributo di mobilità sarebbe spettato solo se la procedura per il licenziamento collettivo del personale fosse stata avviata dal commissario giudiziale, dopo il decreto di ammissione dell’impresa al concordato preventivo.
In buona sostanza, secondo i giudici della suprema Corte di Cassazione, il beneficio dell’esonero dal pagamento del contributo di mobilità non spetta nel caso in cui l’atto (col quale viene avviata la procedura per il licenziamento collettivo del personale) sia stato adottato non dal Commissario Giudiziale, successivamente al decreto di ammissione dell’impresa alla procedura concorsuale, ma dallo stesso imprenditore contestualmente al deposito dell’istanza di ammissione al concordato preventivo.
 
Questa interpretazione della Giurisprudenza di legittimità stride, però, con quanto precisato dal Ministero del Lavoro (secondo cui, invece, “sembra possibile una ‘assimilazione’ dell’istituto della ristrutturazione del debito con il concordato …

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