Agevolazioni prima casa ed immobile occupato dal conduttore

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.7764 del 2 aprile 2014, ha negato ad un contribuente le agevolazioni sull’acquisto della prima casa, perché la residenza non è stata trasferita a causa del mancato rilascio dell’immobile, da parte del conduttore.

Il contenzioso tributario, su un argomento che sicuramente vanta importanti orientamenti giurisprudenziali spesso in contrasto tra di loro, contrappone un contribuente e l’Agenzia delle Entrate; nel corso del 2009 al contribuente era stato notificato un avviso di liquidazione da parte dell’amministrazione finanziaria, a seguito del minore versamento dell’imposta di registro, per non avere il contribuente trasferito la propria residenza nel Comune dove si trovava l’immobile acquistato.

Sia la Commissione tributaria provinciale, sia quella regionale avevano respinto il ricorso del contribuente il quale, in ultima istanza, si è rivolto alla Cassazione.

Il ricorso del contribuente

Due sono i motivi di lamentela davanti ai giudici di legittimità, da parte del contribuente-ricorrente :

  1. il primo motivo è quello con il quale si lamenta per “l’omesso esame” circa un fatto controverso: la CTR non avrebbe considerato l’impossibilità del ricorrente di trasferire la propria residenza nell’immobile da adibire a prima casa;

  2. con secondo motivo il ricorrente assume la violazione e falsa applicazione delle norme di diritto: il termine di 18 mesi di cui all’art. 1, c. 1, nota 2 bis, del decreto legge n.16/93, andrebbe compu­tato dal momento in cui il contribuente sia immesso nel possesso dell’immobile.

Le agevolazioni prima casa e le sanzioni per le cause di decadenza

La norma sulla cd. “prima casa” prevede importanti agevolazioni fiscali. Se in capo agli acquirenti, nel caso sia applicabile il regime imponibile IVA, ricorrono le condizioni per l’applicazione dei benefici collegati alla “prima casa” trova applicazione il n. 21, della Tabella A, Parte Seconda, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972, che richiama la nota II-bis, all’articolo 1, della Tariffa, Parte Prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986, che prevede l’applicazione dell’aliquota del 4%.

Si ricorda che, ai sensi della richiamata nota II-bis, per l’applicabilità delle agevolazioni “prima casa” è necessario che:

  • l’abitazione trasferita deve essere una casa di abitazione “non di lusso” e quindi non presentare le caratteristiche “di lusso” indicate dal D.M. 02.08.1969, indipendentemente dall’anno di costruzione;

  • l’acquirente non sia titolare esclusivo o in comunione con il coniuge del diritto di proprietà, usufrutto, uso o abitazione di altro immobile abitativo situato nello stesso Comune in cui si sta effettuando l’acquisto;

  • l’acquirente non sia titolare, nemmeno per quota in tutta la nazione, di altra abitazione acquistata in proprietà, usufrutto, uso o abitazione usufruendo delle agevolazioni sulla “prima casa”;

  • l’immobile oggetto della cessione deve essere ubicato, alternativamente in uno dei seguenti luoghi:

    1. nel Comune in cui l’acquirente ha la residenza o la trasferisca entro 18 mesi dalla stipula dell’atto;

    2. nel Comune in cui l’acquirente svolge la sua attività pur senza avervi la residenza;

    3. nel Comune in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende l’acquirente che si è trasferito all’estero per lavoro.

La predetta nota II-bis, estende l’agevolazione anche all’acquisto delle pertinenze; tra queste ultime sono ricomprese “limitatamente ad una per ciascuna categoria, le unità immobiliari classificate o classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, che siano destinate a servizio della casa di abitazione oggetto dell’acquisto agevolato”.

L’acquirente decade dalle agevolazioni prima casa quando:

le dichiarazioni previste dalla legge nell’atto di acquisto sono false;

non trasferisce entro 18 mesi la residenza nel Comune in cui è situato l’immobile oggetto dell’acquisto;

vende o dona l’abitazione prima che sia decorso il termine di 5…

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