L’occultamento delle scritture contabili

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 23 aprile 2014

non basta dire che c'è stata un'alluvione per discolparsi dal reato di occultamento o distruzione delle scritture contabili

Con la sentenza n. 11537 dell’11 marzo 2014 la Corte di Cassazione ha ritenuto responsabile il contribuente del reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10, (occultamentodi documenti contabili), non accogliendo la tesi difensiva tesa a dimostrare che le scritture contabili erano andate perse a seguito dell’allagamento del luogo in cui erano conservate.



Breve nota

L’art. 10 del D.Lgs.n.74/2000 prevede che, se il fatto non costituisce più grave reato, è punito chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l'evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non permettere la ricostruzione dei redditi o del volume d'affari.

Fattispecie di reato che (cfr. circolare n. 154/E del 4 agosto 2000), è posta a garanzia di un orretto esercizio dell'attività accertatrice dell'Amministrazione finanziaria.

Lo stesso documento di prassi puntualizza che “l'occultamento e la distruzione dei registri e documenti contabili costituiscono due differenti modalità di esecuzione del reato. La prima (occultamento) consiste nel tenere nascosta la contabilità, per cui la fattispecie criminosa non può ritenersi integrata qualora - ad esempio – il contribuente abbia affidato a terzi la tenut