Ammesse anche nel processo tributario le notificazioni tra avvocati

1. Premessa

E’ consentita anche nel processo tributario, a mente di quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 18385 del 31 luglio 2013, la notificazione regolata dallaLegge, 21 gennaio 199, n. 531, che prevede la facoltà per gli avvocati, nei modi e nelle forme che si descriveranno a breve, di notificare atti processuali , cioè la possibilità per tali difensori legali di intermediazione e consegna dell’atto – oggetto di notifica – all’ufficio postale ovvero al collega che rappresenta il destinatario2.

Esaminando il caso di specie, il collegio che ha emesso l’arresto appena richiamato è giunto alla conclusione che, in adesione alla giurisprudenza pregressa (ord. n. 6811 del 28 marzo 2011), ai fini della regolare proposizione dell’appello dinanzi alle commissioni tributarie regionali, la notifica a mezzo posta, eseguita dall’avvocato ai sensi della suindicata legge, è assolutamente equivalente a quella effettuata a mezzo ufficiale giudiziario.

In effetti, grazie alla Legge n. 53/1994, l’avvocato è considerato pubblico ufficiale ad ogni effetto di legge, ma non è sufficiente che il difensore sia iscritto all’albo degli avvocati e che sia già munito di procura alle liti, rilasciata nelle forme previste dall’art. 83 c.p.c., giacché è necessaria la coincidenza di due ulteriori condizioni: la prima è che sia autorizzato(ad effettuare le notificazioni in commento)dal Consiglio dell’ordine, nel cui albo è iscritto, la seconda che sia munito di apposito registro cronologico.

Gli atti che si possono notificare secondo la L. n. 53/1994 sono:

gli atti in materia civile ed amministrativa (e, per affermazione della giurisprudenza descritta in premessa, quelli del processo tributario);

gli atti stragiudiziali.

 

La facoltà de qua è riservata all’avvocato che:

sia iscritto all’albo3;

sia stato preventivamente autorizzato dal proprio Consiglio dell’Ordine;

sia munito d’apposito registro cronologico;

sia munito di procura alle liti, rilasciata nelle forme di cui all’art. 83c.p.c.

 

2. L’autorizzazione a notificare in proprio

L’autorizzazione deve essere richiesta e data dal Consiglio dell’Ordine competente in relazione all’iscrizione e quindi, oltre ad essere “personale”, è unica e vale sia per le notifiche in proprio “dirette”, sia per quelle “a mezzoposta”.

La concessione dell’autorizzazione può essere disposta solo in favore dell’avvocato che non ha procedimenti disciplinari in corso e che non ha riportato la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio professionale o altra più grave sanzione (cancellazione o radiazione) , risultando così impossibile il rilascio della autorizzazione de qua anche per chi avesse riportato la sanzione della cancellazione e venisse reiscritto.

L’autorizzazione dal Consiglio dell’Ordine, che consente l’attività di notificazione, deve essere affissa all’albo del Consiglio, in adempimento della prescrizione di pubblicità di cui all’art. 7, c. 4, L. n. 53/1994.

3. Perdita della facoltà di notificare

Sulla scorta delle osservazioni che precedono, resta agevole comprendere come l’autorizzazione debba essere prontamente revocata dal Consiglio dell’Ordine nel caso in cui in seguito sia irrogata una sanzione disciplinare di sospensione, cancellazione e radiazione.

Il rigetto della richiesta autorizzazione o la revoca per motivate ragioni d’inopportunità vanno emessi, previa audizione dell’avvocato interessato, dal Consiglio dell’Ordine in camera di consiglio.

Contro questi provvedimenti, immediatamente esecutivi, è ammissibile il reclamo avanti il Consiglio Nazionale Forense entro dieci giorni, anche solamente per motivi di legittimità.

La possibilità di revoca discrezionale da parte del Consiglio dell’Ordine, anche in via cautelare e indipendentemente da sanzioni disciplinari, così come quella di tutela del professionista ovvero dell’obbligo di sentire quest’ultimo prima dell’emissione del rigetto della richiesta di autorizzazione o del provvedimento di…

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