Quando la società di persone perde la pluralità dei soci

L’art. 2272, c. 1, n. 4, c.c., individua tra le cause di scioglimento della società di persone il venir meno della “pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita”. Al ricorrere di tale situazione, spesso accade che il socio superstite decida di proseguire l’attività d’impresa come imprenditore individuale. Secondo l’orientamento delle Entrate (R.M. 3.4.2006 n. 47), il passaggio da società di persone a ditta individuale per mancanza di ricostituzione della pluralità dei soci non può essere qualificato come “trasformazione”, poiché non lascia immutata l’identità del soggetto: la ditta individuale che il socio superstite costituirà è considerata, infatti, un nuovo e distinto soggetto giuridico.

 

Ai fini dell’imposizione diretta, lo scioglimento della società di persone, a causa della mancata ricostituzione della pluralità dei soci, non dà luogo ad alcuna emersione di plusvalenza imponibile in relazione ai beni oggetto dell’attività d’impresa, purché “il socio superstite continui l’attività sotto forma di ditta individuale e mantenga inalterati i valori dei beni” (C.M. n. 54/E del 19 giugno 2002). In buona sostanza, se viene mantenuta la continuità fiscale dei valori iscritti in bilancio, l’operazione non comporta l’insorgere di alcuna plusvalenza. Il chiarimento fornito dall’Agenzia delle Entrate ha rappresentato un importante contributo che ha indirizzato in modo deciso il dibattito dottrinale nel senso di ammettere la neutralità fiscale del passaggio dei beni dalla società che si scioglie a seguito del venire meno della pluralità dei soci al socio superstite che continua l’attività di impresa: le plusvalenze latenti potranno emergere, invece, soltanto nel caso di successiva cessione o destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa da parte del socio superstite. Peraltro, si ritiene che, in sede di successiva cessione di azienda da parte dell’imprenditore individuale, ai fini del soddisfacimento della condizione del possesso dell’azienda superiore a 5 anni (che consente di fruire della tassazione separata), si possa tenere conto anche del periodo di possesso da parte della società di persone.

 

Quanto all’imposizione indiretta, occorre fare riferimento, invece, a quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate nella C.M. n. 18 del 29.5.2013. In tale documento di prassi, l’amministrazione Finanziaria ha proprio esaminato la fattispecie appena commentata precisando che, dal punto di vista dell’imposizione indiretta, tale operazione, che configura un’assegnazione di azienda al socio superstite, determina l’obbligo di corrispondere:

  • ove l’azienda non comprenda immobili, solo l’imposta di registro fissa (200 euro dal 1° gennaio 2014) oltre all’imposta di bollo di 156 euro;

  • ove l’azienda comprenda immobili, l’imposta di registro fissa (200 euro dal 1° gennaio 2014), le imposte ipotecaria e catastale nella misura ordinaria del 2% e 1% e l’imposta di bollo di 300 euro.

Tale ricostruzione era già stata accolta, dalla medesima Agenzia delle Entrate, nella risoluzione n. 47 del 3 aprile 2006. Anche in tale documento di prassi, infatti, la fattispecie che si verifica nel caso del venir meno della pluralità dei soci di società di persone, seguita dalla prosecuzione dell’attività di impresa in capo al socio superstite in forma di impresa individuale, è stata qualificata come un’ipotesi di scioglimento seguito dall’assegnazione dell’azienda al socio superstite.

 

Si rammenta, inoltre, che, la cessione delle partecipazioni a favore dell’unico socio superstite dà luogo, in capo al socio cedente, a redditi diversi di natura finanziaria qualora la partecipazione non sia detenuta da quest’ultimo nell’esercizio di arti e professioni e di imprese commerciali. Nel caso specifico, la plusvalenza è determinata dalla differenza tra il corrispettivo percepito ed il costo, aumentato di ogni onere inerente, comprese le eventuali imposte di successione e donazione, le spese notarili, le…

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