Il rimborso dell'IVA sui rifiuti, con fac-simili

I Comuni che, per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, hanno (rectius: avevano) adottato la Tariffa di Igiene Ambientale (cosiddetta TIA 1, introdotta dall’art. 49 del D. Lgs. n. 22/1997) sono tenuti a restituire le somme riscosse a titolo di imposta sul valore aggiunto, illegittimamente addebitata nelle fatture emesse in relazione allo svolgimento del servizio, in ottemperanza a quanto statuito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 238 del 2009 con la quale il giudice delle leggi ha definitivamente sancito la natura tributaria dell’entrata comunale e, dunque, la sua estraneità all’applicazione dell’IVA.

Il cammino verso l’importante pronunciamento non è stato facile, anche in conseguenza delle forti resistenze opposte dall’amministrazione finanziaria che ha sempre sostenuto la tesi della natura corrispettiva della TIA, con conseguente assoggettamento della stessa all’IVA.

Verso questa interpretazione muove la ris n. 25/E del 5 febbraio 2003, che conferma l’orientamento già espresso con circolare n. 111/E del 21 maggio 1999 e la ris. n. 250 del 17 maggio 2008. Ma anche dopo l’intervento della Corte Costituzionale, il Dipartimento delle Finanze, con la circ. n. 3/DF dell’11 novembre 2010, è nuovamente intervenuto sulla questione con queste testuali parole: “Si esprime, quindi, il parere che la TIA1 debba continuare ad essere assoggettata all’IVA, come già sostenuto dall’Amministrazione finanziaria nei diversi interventi che si sono succeduti nel tempo, vale a dire la circolare n. 111 del 21 maggio 1999 della Direzione centrale fiscalità locale del Dipartimento delle entrate del Ministero delle finanze, la risoluzione della Direzione centrale normativa e contenzioso dell’Agenzia delle entrate n. 25 del 5 febbraio 2003 e la risoluzione della stessa Direzione dell’Agenzia delle entrate n. 250 del 17 giugno 2008. A tale conclusione si può pervenire sulla base della lettura sistematica delle seguenti disposizioni:

– l’art. l4, comma 33, del D. L. n. 78 del 2010, che ha confermato la natura di corrispettivo della TIA2 già enunciata nell’art. 238 del D. Lgs. n. 152 del 2006;

– l’art. 5, comma 2-quater, del citato D. L. n. 208 del 2008, il quale consente ai comuni di adottare la TIA2 ‘ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti’, in particolare l’art. 238 del D. Lgs. n. 152 del 2006 e il D.P.R. n. 158 del 1999. La circostanza che la TIA2 possa in definitiva essere regolata dalle disposizioni inerenti la TIA1, conduce a concludere che i prelievi presentano analoghe caratteristiche e che la volontà del Legislatore è stata, con l’art. 14, comma 33, anche quella di dare una nuova veste alla TIA1, nelle more dell’emanazione del regolamento di cui all’art. 238, comma 6. Pertanto, se alla luce delle nuove disposizioni i due prelievi sono regolati ormai dalle stesse fonti normative, non appare razionale attribuire alla TIA1 una natura giuridica diversa da quella della TIA2. Di conseguenza, se la TIA2 ha natura di corrispettivo, ed in quanto tale è assoggettabile all’IVA, non può affermarsi diversamente per la TIA1”.

 

Per comprendere appieno la complessa problematica è bene ricordare che la TIA1 nasce come “sistema a corrispettivo, da corrispondersi a fronte dell’effettiva fruizione da parte del cittadino-utente del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti svolto dal Comune in regime di privativa, mentre la TARSU è sempre stato un “sistema fiscale”, correlato alla natura tributaria dell’entrata comunale, in quanto la fonte dell’obbligazione tributaria fra le parti non deriva dalla volontà contrattuale (del tutto inesistente), ma dalla legge.

Tuttavia, in sede di concreta applicazione, il sistema a corrispettivo della TIA1 non è mai stato concretamente attuato, in quanto collegato:

  • non all’effettivo uso del servizio, ma alla sua semplice fruibilità;

  • non all’effettiva quantità e qualità dei rifiuti conferiti, ma anche al costo del servizio indivisibile dei rifiuti esterni…

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