Come valutare l'effettiva residenza fiscale

L’iscrizione di un soggetto nell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (A.I.R.E.) non è elemento determinante per escludere la residenza fiscale in Italia, allorché egli abbia nel territorio dello Stato il proprio domicilio, inteso come sede principale degli affari e interessi economici, nonché delle proprie relazioni personali. Lo ha affermato la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 6598 depositata il 15 marzo 2013.

Cass. n. 6598/13
L’iscrizione del cittadino nell’A.I.R.E. (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) non è elemento determinante per escludere la residenza fiscale in Italia, allorché il soggetto abbia nel territorio dello Stato il proprio domicilio, inteso come sede principale degli affari e interessi economici, nonché delle proprie relazioni personali.
Pertanto, a prescindere dalle risultanze anagrafiche, l’Amministrazione Finanziaria può accertare lo “status” di residente fiscale in base a precisi e puntuali elementi presuntivi, fra i quali l’acquisto di beni immobili, la gestione di affari in contesti societari, la disponibilità di almeno una abitazione in cui trascorrere parte dell’anno e l’intestazione presso un istituto di credito con sede in Italia di conti correnti continuamente movimentati.
È quanto emerge dalla sentenza n. 6598/13, pubblicata dalla Corte di Cassazione il 15 marzo.

L’A.I.R.E. è stata istituita nel 1988 (L. n. 470/88) ed è gestita dai Comuni sulla base dei dati e delle informazioni provenienti dalle Rappresentanze consolari all’estero. L’iscrizione all’A.I.R.E. – a seguito di dichiarazione resa dall’interessato all’Ufficio consolare competente per territorio entro 90 giorni dal trasferimento della residenza – è un diritto-dovere del cittadino e costituisce il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all’estero, nonché per l’esercizio di importanti diritti, quali per esempio:

la possibilità di votare per elezioni politiche e referendum per corrispondenza nel Paese di residenza, e per l’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo nei seggi istituiti dalla rete diplomatico-consolare nei Paesi appartenenti all’U.E.;

la possibilità di ottenere il rilascio o rinnovo di documenti di identità e di viaggio, nonché certificazioni;

la possibilità di rinnovare la patente di guida.

Devono iscriversi all’A.I.R.E.:

i cittadini che trasferiscono la propria residenza all’estero per periodi superiori a 12 mesi;

quelli che già vi risiedono, sia perché nati all’estero che per successivo acquisto della cittadinanza italiana a qualsiasi titolo.

Non devono iscriversi all’A.I.R.E.:

le persone che si recano all’estero per un periodo di tempo inferiore a un anno;

i lavoratori stagionali;

i dipendenti di ruolo dello Stato in servizio all’estero, che siano notificati ai sensi delle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari rispettivamente del 1961 e del 1963;

i militari italiani in servizio presso gli uffici e le strutture della NATO dislocate all’estero.

(Per ulteriori informazioni si veda il sito istituzionale del Ministero degli Esteri).

I fatti
Veniamo ai fatti di causa. Il ricorso per cassazione è stato proposto dall’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che, accogliendo l’appello del contribuente, aveva annullato l’avviso con il quale era stato rettificato, ai fini dell’IRPEF e dell’ILOR, il reddito dichiarato per l’anno 1995, e recuperati a tassazione maggiori redditi da fabbricati e da lavoro …

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