Perdite su crediti e procedure concorsuali minori

Con la C.M. n. 26/E/2013, l’Agenzia delle Entrate si è allineata alla posizione della prevalente giurisprudenza di legittimità e della dottrina, secondo cui la perdita su crediti non deve necessariamente essere imputata integralmente al conto economico dell’esercizio di apertura della procedura concorsuale rilevando, a tal fine, il principio civilistico dell’iscrizione del credito in base al presumibile valore di realizzazione, che può variare nel corso della procedura concorsuale, sino alla definitiva chiusura della stessa, con la conseguente emersione dell’effettiva perdita. Alla luce del recente orientamento dell’Agenzia delle Entrate, si forniscono alcune possibili indicazioni di carattere operativo, ai fini dell’individuazione della perdita sul credito, con particolare riferimento alla procedura di concordato preventivo, nonché all’accordo di ristrutturazione dei debiti e al piano attestato di risanamento (le indicazioni con riferimento al fallimento sono state approfondite, invece, in un precedente intervento).
 
La particolare complessità della procedura di concordato preventivo è sostanzialmente ascrivibile ai circoscritti termini dell’omologazione (art. 181 R.D. n. 267/1942), nonché alle modalità liquidatorie definite dal tribunale: ciò impone, pertanto, un attento e tempestivo monitoraggio dell’evoluzione della procedura concorsuale in parola.
 
Una prima valutazione di recuperabilità del credito deve essere operata in sede di ammissione del debitore alla procedura, facendo affidamento sulla proposta formulata da quest’ultimo, contenente l’indicazione della percentuale di soddisfazione offerta ai creditori, suddivisi in classi omogenee per posizione giuridica ed interessi economici.
 
Ai fini dell’individuazione dell’importo della presumibile perdita, può rivelarsi utile l’analisi della relazione del professionista di cui all’art. 161, c. 3, LF, designato dal debitore, tenuto ad attestare la veridicità dei dati aziendali e, soprattutto, la fattibilità del piano concordatario, con la precisazione dei relativi profili di criticità. L’importo così determinato deve essere successivamente verificato tenuto conto delle risultanze emerse nella relazione del commissario giudiziale (art. 172, c. 1, LF), predisposta alcuni mesi dopo l’apertura della procedura, con lo specifico obiettivo di informare i creditori in merito alla concreta realizzabilità della proposta concordataria, nonché alla convenienza rispetto alle altre alternative concretamente praticabili, sovente rappresentate dalla dichiarazione di fallimento.
 
Un’ultima verifica deve essere effettuata successivamente alla data di omologazione del concordato preventivo (determinante l’apertura della liquidazione giudiziale) sulla base della presumibile percentuale di soddisfazione desumibile dal decreto di omologazione del tribunale. L’avvio di tale fase esecutiva comporta, inoltre, la necessità di un sistematico aggiornamento della suddetta stima di recuperabilità del credito, tenuto conto delle risultanze evidenziate nella relazione periodica del liquidatore giudiziale, dei pagamenti parziali ricevuti e delle prospettive di conclusione dell’iter di realizzazione dell’attivo concordatario, funzionale all’esecuzione della ripartizione finale e, quindi, dell’estinzione del credito residuo iscritto in contabilità.
 
La valutazione della perdite su crediti vantati verso un debitore che ha presentato, a norma dell’art. 182-bis della LF, un accordo di ristrutturazione dei debiti, sono pressoché analoghe a quelle appena commentate per il concordato preventivo, ma con alcune peculiarità. Sotto il profilo operativo, una prima verifica di …

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