Rimborso ICI vincolato dagli errori catastali: soluzione esperibile in via amministrativa

Premessa
Accade nella realtà operativa che, la concessione di uno sgravio e contestuale rimborso di un imposta comunale indebitamente pagata, come nel caso dell’ICI (la quale seppur soppressa mantiene pendenti ancora diverse conseguenze soprattutto in fase precontenziosa e contenziosa), sia subordinata a divergenze di natura catastale tra i dati in possesso del contribuente e quelli risultanti dalla relativa visura.
Spesso, è inevitabile l’instaurazione di un contenzioso catastale prima ancora di quello strettamente legato al riconoscimento delle somme a favore del contribuente; tuttavia, vi sono delle strade alternative che entro i termini di un normale procedimento amministrativo (ovvero legge n. 241 del 1990 e s.m.i., recante le disposizioni relative alle “nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”) possono condurre ad una soluzione sperata entro termini accettabili.
Si osserva, inoltre, che la materia catastale è complessa; spesso per dirimere determinate questioni di natura tributaria, come quella trattata in questa sede, occorre una fase di analisi attenta del caso con anche ricerche vere e proprie presso altri Enti o Uffici. Ricerche storiche (il reperimento di una pratica di condono del 1985, ad esempio) che sono determinanti per la soluzione del caso prima ancora di inutili procedure che possono manifestarsi sterili o fuorvianti.
 
Il caso concreto
Il caso concreto riportato nella presente disamina, si riferisce alla mancata concessione del sgravio totale ICI da parte dell’Ente Locale in riferimento ad un ruolo esattoriale relativo agli anni che vanno dal 2004 al 2007 (per un importo abbastanza consistente).
Il Comune non riconosceva lo sgravio ed il conseguente rimborso poiché faceva affidamento su dati catastali errati rispetto a quelli in possesso del contribuente (come da DOCFA).
Per meglio dire, il contribuente era in possesso dei dati catastali di una unità immobiliare acquistata nel 1993 ed a fronte della quale aveva eseguito un accorpamento di particelle al fine di unificare due piani separati un un’unica unità immobiliare.
Tale variazione era stata eseguita, nello stesso anno di acquisto, mediante regolare voltura catastale con contestuale accertamento della nuova rendita eseguita dall’allora Ufficio Tecnico Erariale.
Iter procedurale, tra l’altro, regolarmente eseguito dal tecnico di fiducia ed accompagnato da tutta la documentazione presentata e rilasciata per ricevuta dal competente Ufficio Tecnico Erariale.
 
I termini della questione
Dopo diverse ricerche volte a chiarire la discrepanza tra la documentazione catastale in possesso del contribuente (corredata dalle ricevute rilasciate dal competente Ufficio del Territorio) e quella risultante dal Catasto, era emerso che alcuni anni prima dell’acquisto dell’immobile (avvenuto nel 1993), il vecchio proprietario aveva fatto accesso all’istituto del condono edilizio con regolare istanza depositata nel 1985.
Solo nel 1999, l’UTE diede esito positivo al condono presentato 14 anni prima, notificando, nel contempo, il classamento dell’immobile.
Tuttavia, tale procedura non aveva tenuto conto che, nel 1993 il vecchio proprietario (richiedente il condono edilizio) aveva venduto l’immobile in questione ad altro soggetto.
Il nuovo proprietario, subito dopo l’acquisto, aveva eseguito una voltura catastale regolarmente accettata dall’Ufficio Tecnico Erariale competente.
Si sottolinea, inoltre, che nel rogito notarile, il Notaio aveva dato regolare menzione dell’istanza di condono presentata dal vecchio proprietario cedente.
Quindi, il problema si complica, in quanto su uno stesso immobile risultano pendenti due classamenti, uno eseguito dall’Ufficio su iniziativa del vecchio proprietario (per effetto dell’istanza di condono edilizio…

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