Operazioni inesistenti: le presunzioni pro Fisco

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 7 novembre 2013

anche in sede di contestazione dell'inesistenza di operazioni fatturate il Fisco può avvalersi di presunzioni in base ad elementi indiziari che fanno percepire l'inesistenza delle operazioni contestate

Con la sentenza n. 20524 del 6 settembre 2013 (ud 9 maggio 2013) la Corte di Cassazione ha confermato che, in materia di operazioni inesistenti, se la fattura è documento idoneo a rappresentare un costo dell'impresa, “in ipotesi di fatture che l'Amministrazione ritenga relative ad operazioni oggettivamente o soggettivamente inesistenti, ha l'onere di provare che l'operazione commerciale oggetto della fattura non è stata posta in essere. Tale prova, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d), e D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 40, e art. 54, comma 2, potrà essere fornita anche mediante presunzioni, nel qual caso passerà sul contribuente l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate, a norma dell'art. 2697 c.c., comma 2. Pertanto il giudice tributario, qualora ritenga gli elementi addotti dall'Amministrazione dotati dei caratteri di gravità, precisione e concordanza, deve passare a valutare la prova contraria offerta dal contribuente (cfr. tra le tante n. 9108 del 06/06/2012)”.

 

Breve nota

I principi indicati nella sentenza che si annota erano stati ribaditi con la sentenza n. 8211 dell’11 aprile 2011 (ud. del 10 marzo 2011), con cui la Corte di Cassazione ha confermato l’orientamento assunto ("in tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora sia contestata la deducibilità dei costi documentati da fatture relative ad operazioni asseritamene inesistenti, l'onere di fornire la prova che l'operazione rappresentata dalla fattura non è stata mai posta in essere incombe all'Amministrazione finanziaria la quale adduca la falsità del documento (e quindi l'esistenza di un maggior imponibile), e può essere adempiuto, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, anche sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti, non ostandovi il divieto della doppia