Il nero fatto dal dentista

di Francesco Buetto

Pubblicato il 8 novembre 2013

come è oramai noto, il rinvenimento di documenti 'extracontabili' rende possibile per il Fisco procedere ad accertamento induttivo: il caso della ricostruzione del reddito del dentista

Con la sentenza n. 20492 del 6 settembre 2013 (ud. 10 aprile 2013) la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell’accertamento dell’ufficio fondato su brogliacci rinvenuti, che celavano il “ nero” del dentista.

 

LA SENTENZA

La Corte, innanzitutto, ribadisce il consolidato principio secondo il quale, “in tema di accertamento delle imposte sui redditi (così come dell'IVA), la 'contabilità in nero', o 'parallela', costituita da appunti personali (brogliacci, block notes, agende, ecc.) ed informazioni dell'imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza prescritti dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39 (e, per l'IVA, dal D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54), dovendo ricomprendersi tra le scritture contabili disciplinate dagli artt. 2709 e ss. cod. civ. tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetali, i singoli atti d'impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell'imprenditore ed il risultato economico dell'attività svolta; ne consegue che detta 'contabilità in nero', per il suo valore probatorio, legittima di per sè, ed a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all'accertamento induttivo di cui al citato art. 39 (e 54), incombendo al contribuente l'onere di fornire la prova contraria, al fine di contestare l'atto impositivo notificatogli (cfr., tra le altre, Cass. nn. 6949 e 25610 del 2006, 24051 del 2011, 8625 del 2012)”.

Nel caso di specie, è stato accertato dal giudice di merito che il contribuente non ha addotto alcun elemento probatorio "che possa ricondurre quanto indicato nelle annotazioni reperite presso la sua abitazione a spese di carattere personale", laddove, anzi, i riscontri operati dalla Guardia di finanza "lasciano chiaramente intendere che trattasi di annotazioni afferenti compensi percepiti e non contabilizzati"; ha aggiunto, quindi, che le dette annotazioni "sono riconducigli all'attività professionale esercitata dal contribuente", costituendo "elementi gravi, precisi e concordanti ex art. 2729 c.c. su cui fondare l'accertamento", a fronte dei quali il contribuente stesso "non ha offerto prova alcuna" per vincere la presunzione.

 

Analisi

Come abbiamo avuto modo di vedere in nostr