Nuovi elementi di prova per le cessioni intracomunitarie

di Alessandro Borgoglio

Pubblicato il 2 ottobre 2013

in caso di contestazione dell'effettiva esistenza delle operazioni intracomunitarie, anche gli attestati di rifornimento di carburante presso una stazione stradale estera possono costituire prova del trasferimento effettivo della merce da uno Stato membro all’altro

Premessa

Con la corposa sentenza 19747 del 28 agosto 2013, la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi del regime di prova delle cessioni intracomunitarie. Sebbene la pronuncia sia stata forse sottopesata dagli addetti ai lavori, essa costituisce un valido strumento operativo per i contribuenti che effettuano operazioni intracomunitarie, atteso che nella parte motiva viene delineata una vera e propria guideline che può assistere passo a passo gli operatori nella corretta predisposizione delle transazioni, al fine di evitare possibili contestazioni postume del Fisco.

 

La cessione intracomunitaria

L’articolo 41, comma 1, del DL 331/1993 – nel riprendere il testo della Direttiva della Comunità Europea del 17 maggio 1977 n. 388 (Sesta direttiva del Consiglio in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra d’affari. Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme), oggi rifusa nella Direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006 relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto – stabilisce, alla lettera a) del primo comma, che costituiscono cessioni non imponibili le cessioni a titolo oneroso di beni, trasportati o spediti nel territorio di altro Stato membro, dal cedente o dall'acquirente, o da terzi per loro conto, nei confronti di cessionari soggetti di imposta.

Come rilevato anche nella giurisprudenza della Corte UE1, gli elementi costituivi della cessione intracomunitaria sono:

a) il trasferimento all’acquirente del potere di disporre del bene come proprietario;

b) la spedizione o trasporto del bene in un altro Stato membro (diverso da quello del soggetto cedente);

c) l’effettiva fuoriuscita della merce dal territorio dello Stato membro del soggetto cedente. Quest’ultimo elemento comporta “un movimento fisico di un bene da uno Stato membro verso un altro” e non consente alcuna ipotesi surrogatoria di tipo virtuale, quale, ad esempio, l’intenzione delle parti espressa in un accordo o convenzione di effettuare detto trasferimento: in proposito è stato ripetutamente affermato dal Giudice comunitario che le nozioni di cessione ed acquisto nelle operazioni intracomunitarie “hanno un carattere obiettivo e si applicano indipendentemente dagli scopi e dai risultati delle operazioni di cui trattasi”, essendo contrario al principio di certezza del diritto ed agli scopi della di