Agevolazioni per le ristruttrazioni edilizie: tanti dubbi e tanti chiarimenti; la deducibilità dei crediti prescritti, le spese di manutenzione per le imprese di nuova costituzione

di Antonio Gigliotti

Pubblicato il 8 ottobre 2013



le utilissime e praticissime risposte ai quesiti da parte del Dott. Antonio Gigliotti per affrontare i casi dubbi della vita professionale

QUESITO N. 1: Deducibilità crediti prescritti

A seguito delle novità introdotte con il “decreto crescita” i crediti prescritti si possono considerare deducibili. Si chiede se per il calcolo della prescrizione si debba prendere come riferimento sempre i dieci anni.

 

RISPOSTA

Il "decreto crescita" (D.L. 83/2012) ha modificato l'art. 101, comma 5, del TUIR e identificato nuove fattispecie nelle quali si presumono sussistenti gli elementi di certezza e precisione richiesti dalla norma ai fini della deduzione delle perdite su crediti.

L'art. 101, comma 5, del TUIR dispone, in primo luogo, che le perdite su crediti sono deducibili, se risultano da elementi certi e precisi. Occorre quindi che vi siano atti, circostanze, ovvero documenti che dimostrino l'effettività della perdita e determinino il suo ammontare.

Oltre all'esperimento di procedure esecutive infruttuose, la giurisprudenza ha considerato in passato sufficienti, ai fini della deducibilità della perdita, ulteriori prove, tra cui l'irreperibilità del debitore, ovvero l'accertata e comprovata inidoneità del patrimonio del debitore al soddisfacimento della pretesa creditoria.

Ben più rigida è invece la posizione dell'Amministrazione Finanziaria, secondo la quale "gli elementi certi e precisi, cui fa riferimento la norma, permettono la deduzione delle perdite su crediti nella determinazione del reddito d'impresa, quando le perdite divengono definitive, escludendo pertanto ogni elemento valutativo e presuntivo".

Da qui l'importanza dell'introduzione, a opera del "decreto crescita" citato, di nuove ipotesi di deduzione "automatica" delle perdite su crediti.

A norma del novellato comma 5, "gli elementi certi e precisi sussistono inoltre quando il diritto alla riscossione del credito è prescritto".

Per effetto delle novità in esame le perdite su crediti sono, quindi, automaticamente deducibili anche se riferite a crediti prescritti.

A tal proposito va evidenziato che la prescrizione del credito, ossia l’estinzione del diritto alla riscossione dello stesso, è differenziata a seconda della relativa tipologia.

Infatti, ancorché in generale, ai sensi dell’art. 2946, C.c., il termine di prescrizione sia stabilito in 10 anni, i crediti connessi a particolari rapporti si estinguono in tempi più brevi.

In altre a parole a norma dell'art. 2496 cod. civ., i diritti per i quali non è prevista una deroga specifica si prescrivono in dieci anni. Termini quinquennali sono previsti, per esempio, per i crediti risultanti da somministrazioni di beni e servizi da cui scaturiscono pagamenti periodici, ovvero da indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro. I crediti derivanti da spedizione e trasporto si prescrivono, invece, in un anno, ovvero in 18 mesi se internazionali.

La prescrizione decorre dal giorno in cui il diritto è sorto; ai fini di semplificazione, è stato suggerito di individuare in via presuntiva la decorrenza della prescrizione dalla data di scadenza della fattura di riferimento . Inoltre, in considerazione del fatto che tale decorrenza può essere anche sospesa ovvero interrotta (per esempio, mediante un'intimazione ad adempiere formalizzata per iscritto), potrebbe risultare estremamente difficile per il contribuente dimostrare l'effettivo compimento della prescrizione (quindi, per esempio, l'assenza di atti interruttivi della medesima) e per tale motivo l'Amministrazione Finanziaria è stata invitata a fornire un'interpretazione in merito.

 

QUESITO N. 2: Il cumulo tra il 50% e il 55%

In seguito a una ristrutturazione di un immobile, sono stati sostituiti gli infissi in legno, per il risparmio energetico e per i quali è stata avviata la pratica per la detrazione del 55%. Inoltre è stata effettuata la ristrutturazione di due bagni e di una stanza dell’immobile. È possibile portare in detrazione (al 50 %) le spese relative a questi ultimi lavori di manutenzione ordinaria?

 

RISPOSTA

Per quanto concerne gli interventi di manutenzione ordinaria ai fini del 36/50%, sono agevolabili solo gli interventi sulle parti comuni condominiali e non anche per i lavori inerenti le singole unità immobiliari.

Per fruire della detrazione, occorre che l’intervento sia di manutenzione straordinaria (come ad esempio il rifacimento integrale dei bagni, non basta la semplice sostituzione delle piastrelle).

Per quanto concerne il cumulo tra la detrazione del 50 e del 55% non vi sono problemi. Nell’ipotesi di un contestuale intervento di risparmio energetico ed edilizio su un fabbricato residenziale, il contribuente può fruire di entrambe le detrazioni del 50 e 55% .

Il D.M. 19 febbraio 2007 prevede espressamente che la detrazione del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti, non sia cumulabile con le agevolazioni previste da altre disposizioni di legge nazionale per i medesimi interventi.

In tale ambito la circolare 36/E del 2007 ha chiarito che stante la possibile sovrapposizione degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici con analoghi interventi agevolabili nell’ambito della detrazione Irpef del 36/50%, in tema di recupero edilizio, il contribuente può avvalersi per le medesime spese in via alternativa dell’una o dell’altra agevolazione, nel rispetto della specifica normativa e degli adempimenti previsti per ognuna di esse.

La risoluzione 152/E/2007 ha chiarito che nel caso in cui sullo stesso fabbricato abitativo (come nel caso posto in domanda) siano eseguiti interventi di ristrutturazione già agevolati ai fini del 36/50%, che comprendano lavori diretti anche al risparmio energetico (come la sostituzione di infissi) il contribuente può scegliere limitatamente a questi ultimi di applicare la detrazione del 55% a condizione però che per le relative spese il contribuente non abbia già fruito della detrazione del 36-50%, e a condizione che nella fattura rilasciata al contribuente vengano individuate le spese relative a uno o più interventi che sono finalizzati al risparmio energetico.

Naturalmente infine, non bisogna dimenticare tutti gli adempimenti necessari per poter beneficiare dell’una o dell’altra agevolazione.

 

QUESITO N. 3: Spese di manutenzione per le imprese di nuova costituzione

Con la modifica portata dal Decreto semplificazioni all’art. 102 co. 6 Tuir per il calcolo del 5% del limite di deducibilità delle spese di manutenzione i cespiti alienati nel corso dell'esercizio, a differenza di quelli acquistati nel corso dello stesso, devono essere considerati per il calcolo del plafond, essendo iscritti nel registro dei cespiti ammortizzabili sin dall'inizio dell'esercizio.

Si chiede se tale regola valga anche per le imprese costituite nel corso del 2012.

 

RISPOSTA

L'art. 102, c. 6, D.P.R. 917/1986, dispone che le spese di manutenzione, riparazione ammodernamento e trasformazione, che dal bilancio non risultano imputate a incremento del costo dei beni ai quali si riferiscono, siano deducibili nel limite del 5% del costo complessivo di tutti i beni materiali ammortizzabili, quale risulta all'inizio dell'esercizio dal registro dei beni ammortizzabili.

Con il D.L. 16/2012 è stata abrogata la previsione per la quale i cespiti acquisiti, costruiti o fatti costruire, o ceduti in corso d'anno, concorrevano alla determinazione del plafond in base al loro valore rapportato ai giorni di possesso.

Ne consegue che, a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data del 29.4.2012, i beni acquisiti in corso d'anno non rilevano ai fini della determinazione del plafond, ma concorrono alla determinazione dello stesso solamente a decorrere dal periodo d'imposta successivo, quando il requisito del possesso all'inizio dell'esercizio risulta rispettato.

Al contrario, rientra per l'intero ammontare, e non pro rata temporis, il valore dei beni ceduti in corso d'anno per l'importo iscritto nel registro dei cespiti all'inizio dell'esercizio.

La disposizione in commento potrebbe condurre a un aumento della tassazione delle imprese: la non concorrenza dei beni acquisiti in corso d'anno alla determinazione del plafond comporta, infatti, una diminuzione del valore di quest'ultimo, con conseguente possibile incapienza dello stesso rispetto all'ammontare dei costi sostenuti.

Rimane immutata la previsione concernente le imprese di nuova costituzione, vale a dire quelle costituite in corso d'anno, per le quali per il primo esercizio il plafond viene calcolato sull'ammontare del valore complessivo dei beni risultanti alla fine dell'esercizio (e non all'inizio, come per le altre imprese).

 

QUESITO N. 4: Ristrutturazione e acquisto materiali

Un contribuente sta svolgendo dei lavori di ristrutturazione sulla propria abitazione. Alcuni lavori verranno svolti in economia. Si chiede se è possibile fruire della detrazione del 50% (ex 36%) anche per l’acquisito dei materiali con cui fare gli interventi in economia.

 

RISPOSTA

Gli interventi di ristrutturazione godono della detrazione del 50% (ex 36%). Tra i costi sostenuti risultano detraibili le spese necessarie per la redazione della documentazione obbligatoria atta a comprovare la sicurezza statica del patrimonio edilizio, nonché per la realizzazione degli interventi necessari al rilascio della suddetta documentazione.

Oltre alle spese necessarie per l’esecuzione dei lavori, ai fini della detrazione è possibile considerare anche:

  • le spese per la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse;

  • le spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo di intervento;

  • le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi del D.M. 37/2008 - ex Legge 46/90 (impianti elettrici) e delle norme Unicig per gli impianti a metano (Legge 1083/71);

  • le spese per l’acquisto dei materiali;

  • il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti;

  • le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi;

  • l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunzie di inizio lavori;

  • gli oneri di urbanizzazione;

  • gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi, nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (decreto n. 41 del 18 febbraio 1998)

 

Non possono invece ritenersi comprese tra quelle oggetto della detrazione le spese di trasloco e custodia dei mobili per il periodo necessario all’effettuazione degli interventi di recupero edilizio.

Alla luce di quanto sopra esposto, il contribuente potrà godere della detrazione del 50% per le spese indicate nel quesito.

 

QUESITO N. 5: Edifici a destinazione mista

Oggetto di lavori di ristrutturazione è un edificio composto da due appartamenti, un garage, un negozio, uno studio. Successivamente il negozio ha assorbito lo studio variando la destinazione d’uso e il suo classamento.

I lavori di ristrutturazione (concernenti il risparmio energetico) hanno riguardato il rifacimento del tetto. Si può optare per l’agevolazione del 50% sull’intera spesa del tetto, anziché del 55% che prevede maggiori adempimenti?

 

RISPOSTA

Ci troviamo nell’ipotesi di un edifico a destinazione mista. Nell’ipotesi di lavori su parti comuni di un edifico appunto a destinazione mista (quindi abitativa e non abitativa come nel caso di specie), la detrazione del 50% compete per i millesimi di proprietà delle parti comuni sia per le unità abitative che per quelle che sono riservate a una destinazione diversa solo nell’ipotesi che l’edificio sia prevalentemente a destinazione abitativa.

Le parti comuni interessate sono quelle indicate dall’articolo 1117, numeri 1, 2 e 3 del Codice civile: il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili, tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune, i locali per la portineria e per l’alloggio del portiere, gli ascensori, i pozzi, le cisterne, le fognature, ecc.

Se l’edifico è prevalentemente a destinazione residenziale (ovvero superficie oltre il 50% a destinazione abitativa), la detrazione si applica per i lavori su parti comuni anche relativamente ai millesimi riferiti nel caso di specie al negozio.

In sostanza si potrà optare per l’applicazione della detrazione del 50% in alternativa alla detrazione del 55% (articolo 4 del D.L. 201/2011), evitando la comunicazione dei lavori (obbligatoria) all’ENEA.

 

8 ottobre 2013

Antonio Gigliotti