Accertamento parziale a vasto raggio?

Con la sentenza n. 20496 del 6 settembre 2013 (ud. 10 aprile 2013) la Corte di Cassazione ha legittimato l’accertamento parziale, ex art. 41-bis, del D.P.R. n. 600/73, a vasto raggio.
 
Il processo
La Commissione tributaria regionale del Lazio, rigettando l’appello di parte, ha confermato la legittimità dell’avviso di accertamento parziale ai fini dell’IRPEF per il 1993.
Con tale atto, sulla base di segnalazione della Guardia di finanza, la quale, nel corso di indagini bancarie svolte in sede penale nei confronti del contribuente per i reati di estorsione ed usura impropria, aveva verificato i conti correnti a lui intestati, ed erano stati ritenuti i versamenti solo in parte giustificati dai redditi dichiarati, rilevandosi una differenza configurante redditi di capitali, come tali imponibili ai sensi della L. 24 dicembre 1993, n. 537, art. 14, c. 4.
 
La decisione
A norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 41-bis, i competenti uffici dell’Agenzia delle entrate, senza pregiudizio dell’ulteriore attività accertatrice nei termini stabiliti dall’art. 43, qualora dagli accessi, ispezioni e verifiche, nonchè dalle segnalazioni effettuate da altri uffici finanziari, dalla Guardia di finanza o da pubbliche amministrazioni ed enti pubblici oppure dai dati in possesso dell’anagrafe tributaria, “risultino elementi che consentano di stabilire l’esistenza di un reddito non dichiarato o il maggiore aumentare di un reddito parzialmente dichiarato, che avrebbe dovuto concorrere a formare il reddito imponibile…”, con l’accertamento parziale “possono limitarsi ad accertare, in base agli elementi predetti, il reddito o il maggior reddito imponibili”.
Osserva la Corte che “l’accertamento parziale non è dunque circoscritto all’accertamento del reddito d’impresa o solo a talune delle categorie di redditi di cui all’art. 6 del T.U.I.R., nè, del resto, è richiesto all’ufficio di fornire la ‘prova certa’ del maggior reddito, prova che può invece essere raggiunta anche con le presunzioni di cui alla fonte legale (qualora ‘risultino elementi che consentano di stabilire l’esistenza di un reddito non dichiarata, gli uffici possono limitarsi ad accertare, in base agli elementi predetti, il reddito o il maggior reddito imponibile’), fatta sempre salva la possibilità per il contribuente di fornire specifica prova contraria, che il giudice d’appello ha accertato non essere stata offerta (‘prove acquisite in sede di accertamento tributario, e in particolare per quanto riguarda gli accertamenti bancari, peraltro non contraddette da specifiche prove contrarie da parte dell’appellante…’)”.
 
Nota
L’accertamento parziale, previsto dagli artt. 41-bis del D.P.R. n. 600/1973 e 54, c. 5, del D.P.R. n. 633/1972, è emesso dall’ufficio senza pregiudizio dell’ulteriore azione accertatrice, in quanto privo di una valutazione complessiva della posizione del contribuente e basato su informazioni precise e certe, accolte presso soggetti terzi.
La procedura di controllo è stata inizialmente utilizzata dagli uffici finanziari per accertare determinati tipi di reddito (redditi fondiari, redditi di capitale, per esempio).
In pratica, l’art. 41-bis del D.P.R. n. 600/1973, ai fini delle imposte sui redditi, e l’art. 54, c. 4, del D.P.R. n. 633/72, ai fini Iva, prevedevano l’utilizzo dello strumento, senza pregiudizio dell’ulteriore azione accertatrice nei termini stabiliti, in presenza di segnalazioni effettuate dal Centro informativo, dalla Guardia di finanza o da pubbliche amministrazioni ed enti pubblici oppure dai dati in possesso dell’anagrafe tributaria.
Nel corso degli ultimi anni l’Amministrazione finanziaria ha ampliato, progressivamente, il raggio d’azione.
La prima posizione dell’amministrazione finanziaria risale al 1997, in particolare alla circolare n. 235/E dell’8 agosto 1997, secondo cui “per gli…

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