Associazioni sportive dilettantische e operazioni in contanti: attenzione al rispetto dei limiti di legge

Le associazioni sportive dilettantistiche, a norma dell’art. 25 comma 5 della L. 13 maggio 1999, n. 133 devono aprire uno o più conti correnti bancari o postali sui quali far transitare ogni entrata ed uscita di importo pari o superiore ad € 516,46. L’obbligatorietà di utilizzo dei conti correnti bancari o postali riguarda tutti i soggetti che organizzano o promuovono attività sportive dilettantistiche anche costituiti in forma societaria o cooperativa, a prescindere dal regime contabile adottato.
Con la predetta disposizione, il legislatore ha inteso scoraggiare, per tali tipologie di contribuenti, l’utilizzo del denaro contante, che elude qualsivoglia controllo e si presta facilmente a forme di evasione fiscale. Rientrano nel novero della disposizione in commento i contributi a qualsiasi titolo, le quote associative, i proventi de commercializzati (ovvero i proventi derivanti dalle attività commerciali connesse a quelle istituzionali) le raccolte fondi, nonché le erogazioni liberali. Sul punto, è bene precisare che, le erogazioni liberali, indipendentemente dall’ammontare delle stesse, effettuate in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche, per essere detraibili (per il soggetto erogante) ai fini Irpef o Ires è necessario che il versamento di dette erogazioni venga eseguito tramite banca, posta, bonifico bancario, carte di credito, bancomat, assegno non trasferibile.
In altri termini, l’erogazione liberale deve comunque essere sempre effettuata a mezzo banca o posta, anche se l’importo non è superiore a € 516,46, pena l’impossibilità, per il soggetto erogante, di usufruire del beneficio fiscale. Riassumendo, quindi, ogni entrata ed uscita di ammontare pari o superiore ad euro 516,46 (diversa dalle erogazioni liberali sempre tracciabili) deve transitare da uno o più conti correnti bancari o postali intestati all’associazione sportiva dilettantistica: il transito si intende effettuato correttamente quando sono espressamente indicati l’erogante ed il percipiente, e pertanto in tutti i casi in cui i pagamenti sono stati effettuati tramite bollettino di conto corrente postale, bonifico bancario, assegno non trasferibile, bancomat o carta di credito (In tal senso, il Ministero delle Finanze, nella “Guida del contribuente” n. 8 del febbraio 2000).
Sono esclusi, quindi, gli assegni bancari intestati all’associazione sportiva sui quali non è stata apposta la clausola “non trasferibile”, in quanto “la destinazione finale non è certa e trasparente”. Peraltro, si ricorda che, ai sensi della normativa antiriciclaggio, l’apposizione sull’assegno della clausola “non trasferibile” è comunque obbligatoria se l’assegno è di importo pari o superiore a 1.000,00 euro.
La non ottemperanza dei predetti obblighi di tracciabilità dei pagamenti e dei versamenti ( di ammontare superiore ad euro 516,46) comporta, a norma dell’art. 25 comma 5, della L. n. 133/1999:

l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 11 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471 ( La sanzione amministrativa prevista dal citato articolo può variare da un importo minimo di euro 258,00 a un massimo di euro 2.065,00,)

la decadenza dalle agevolazioni di cui alla L. 16 dicembre 1991, n. 398;

La conseguenza di maggior rilievo, in termini di esborso monetario, è rappresentata, senza dubbio, dalla decadenza dal regime agevolato di cui alla L. n. 398/1991: la non ottemperanza degli obblighi di tracciabilità dei pagamenti e versamenti eccedenti l’ammontare di € 516,46 comporta che l’ente passerebbe dalla formazione della base imponibile, da sottoporre a tassazione diretta, pari al 3% dei ricavi commerciali, al regime ordinario, con conseguente formazione …

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