Accertamento induttivo anche senza questionario preventivo

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 30 settembre 2013

quando ne ricorre il caso (ad esempio quando le scritture contabili non appaiono essere tenute correttamente), il Fisco può utilizzare lo strumento dell'accertamento induttivo anche senza inviare il questionario preventivo di prassi al contribuente

Con la sentenza n. 20256 del 4 settembre 2013 (ud. 24 aprile 2013) la Corte di Cassazione ha affermato che per l’effettuazione di un accertamento induttivo non è necessario il preventivo questionario.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, il paradigma normativo del procedimento di accertamento della veridicità delle dichiarazioni dei contribuenti, disciplinato dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, non prevede, quale suo presupposto o momento necessario ed indefettibile della serie procedimentale finalizzata alla rettifica, l'invio del questionario di cui all'art. 32, n. 4, sicchè il mancato invio non inficia la perfezione e la validità del procedimento di rettifica, che restano subordinate alla sola carenza dei presupposti di cui all'art. 38 del suddetto decreto (principio consolidato: vedi Cass. 20 giugno 2007, n. 14367; Cass. 23 giugno 2006, n. 14675; Cass. 453/2013). La norma, infatti, non ha come obiettivo di impedire la manipolazione fraudolenta delle scritture contabili, essendo invece dettata, come anche quella che prevede la comparizione personale del contribuente (art. 32 cit., comma 1, n. 2), allo scopo di favorire il dialogo fra le parti, in vista di un chiarimento pre-contenzioso delle reciproche posizioni, con risparmio di energie economiche e processuali. Sicchè il soggetto è posto in condizione di rispondere - e rendere in tal modo possibile un chiarimento utile ad entrambe le parti - o non rispondere ed attendere l'esito dell'accertamento in