L’adesione allo scudo fiscale blocca il sequestro dei beni

di Federico Gavioli

Pubblicato il 21 agosto 2013

è illegittimo il sequestro dei conti bancari del contribuente che ha portato all’estero dei ricavi in nero ma che poi ha avviato la pratica di adesione allo scudo fiscale

L’istituto dello scudo fiscale continua ad essere oggetto di particolare attenzione da parte della giurisprudenza di legittimità. E’ illegittimo il sequestro probatorio sui conti del contribuente che ha portato all’estero dei ricavi in nero e poi ha avviato la pratica di adesione allo scudo fiscale; è quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n.14089 del 26 marzo 2013, ha annullato la sentenza dei giudici del merito perché hanno fornito una generica ed elusiva spiegazione sulle obiezioni sollevate dal contribuente, in merito al citato sequestro.

 

Cenni sullo scudo fiscale

L’istituto dello scudo fiscale ha sempre avuto molti problemi applicativi nel nostro ordinamento giuridico ed è stato oggetto di diverse modifiche nel corso degli anni. L’ultima versione dello scudo fiscale contenuta nell’articolo 13-bis del D.L. 78/2009, consentiva al contribuente persona fisica, ente non commerciale, società semplice di far emergere, mediante rimpatrio o regolarizzazione, le attività finanziarie detenute all’estero, a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008, in violazione delle norme tributarie e di monitoraggio valutario contenute nel D.L. 28 giugno 1990, n. 167, attraverso il pagamento di una imposta straordinaria con aliquota pari al 5% correlata al valore delle suddette attività; pagamento al quale sarebbe seguita una serie di benefici di rilevante importanza.

Con la novità contenuta nell’articolo 13-bis, del decreto legge n.78/2009 (cd. Tremonti-ter), convertito con modifiche in legge 102/2009, il legislatore aveva reintrodotto il cd. scudo-ter; la norma in commento prevedeva un'imposta straordinaria sulle attività finanziarie patrimoniali detenute fuori del territorio dello Stato senza l’osservanza di quanto disposto dal decreto legge 28 giugno 1990, n.167, a condizione che, fossero detenute almeno al 31 dicembre 2008 e venissero rimpatriate (ovvero ove consentito, regolarizzate) a partire dal 15 settembre 2009 e fino al 15 aprile 2010.

In analogia al passato, come indicato dalla circolare 85/E del 1° ottobre 2001 dell’Agenzia delle Entrate erano, quindi, interessate allo scudo fiscale-ter:

  • le somme di denaro;

  • le altre attività finanziarie quali azioni quotate e non quotate,

  • le quote di