Testo Unico dell’apprendistato e gli effetti coordinati delle recenti riforme

Sembra proprio che questo istituto non trovi pace, non individui cioè la sua espressione definitiva, adatta ad un alto scopo; nel corso di un decennio le riforme in materia di apprendistato sono state tante, tutte comunque tese a creare uno strumento quanto più idoneo possibile per traghettare, soprattutto i giovanissimi, verso il mercato del lavoro.

Nella lingua italiana il termine apprendistato è sinonimo di: iniziazione, formazione, pratica, rodaggio, tirocinio, ma anche periodo di insegnamento teorico e pratico che consente ai giovani di qualificarsi…

Da sempre quindi il contratto di apprendistato è stato visto quale ponte di collegamento tra il mondo scolastico (inteso come luogo di formazione pura) e il mondo del lavoro (dove la formazione scolastica deve necessariamente essere abbinata e integrata alla pratica).

In effetti il contratto di apprendistato dovrebbe essere proprio questo; una modalità di ingresso graduale nel mondo del lavoro al termine di un percorso di formazione scolastica improntato per lo più sulla teoria.

 

Premesse storiche:

Per comprendere la portata dei recenti interventi normativi in materia di apprendistato, ovvero:

  • Legge 92/2012 – “Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, che di seguito indicheremo con Riforma Fornero;

  • Decreto Legge n. 76 del 26.06.2013 pubblicato in G.U. IL 28.06.2013 – “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti, che di seguito indicheremo come Pacchetto Lavoro;

è opportuno ripercorrere l’evoluzione normativa dello stesso istituto.

Si tratta di un tormentato percorso che è iniziato nel 2003, quando la Legge sul Lavoro Biagi, seppure tra tante difficoltà e sappiamo anche a quel prezzo, approva una incisiva riforma dell’istituto dell’apprendistato articolandolo su tre modalità progressive in ragione delle sue, di volta in volta, diverse finalità:

  • Apprendistato per l’espletamento del Diritto-Dovere di istruzione e di formazione; finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale;

  • Apprendistato Professionalizzante per il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro e un approfondimento tecnico – professionale di tipo trasversale ed anche tecnico-professionale; finalizzato quindi ad imparare un mestiere;

  • Apprendistato di Alta formazione finalizzato all’acquisizione di un diploma o percorsi di alta formazione, appunto, con specializzazione tecnica superiore.

In quel momento storico si assume e si rafforza quindi la consapevolezza che l’apprendistato possa costituire effettivamente una forma di alternanza tra lavoro e scuola o università.

Purtroppo l’impostazione, seppure positiva nelle intenzioni, si scontra subito con tutte le carenze del sistema italiano; il contratto risulta infatti complicato da attuare (soprattutto quello professionalizzante) o addirittura sembra del tutto inutilizzabile (le altre due forme).

All’orizzonte però appare la via di uscita dall’empasse, grazie all’approvazione del nuovo Testo Unico in materia di apprendistato (Decreto legislativo n. 167/2011); Testo Unico che, a sorpresa, viene elaborato con il consenso di tutte le Parti Sociali, del Governo e delle Regioni.

Così come già previsto dalla Legge Biagi, 8 anni dopo anche il Testo Unico in materia di apprendistato, individua tre formule di attuazione:

  • Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale finalizzato ad offrire a coloro che hanno concluso un percorso scolastico la possibilità di conseguire la qualifica o il diploma professionale a seguito dell’assunzione con il contratto di apprendistato; è rivolto agli under 25 (dai 18 anni ai 24 anni e 364 giorni) per l’acquisizione di un titolo di studio in ambiente di lavoro. Consente di acquisire non solo titoli professionali triennali ma anche diplomi…

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