Un ripasso del Jobs act: i nuovi contratti di lavoro

di Celeste Vivenzi

Pubblicato il 7 settembre 2015

un utilissimo ripasso delle diverse tipologie di contratto di lavoro subordinato che sono possibili dopo l'approvazione del Jobs Act: il contratto a progetto, il contratto a tempo parziale, il lavoro intermittente, il lavoro somministrato, l'apprendistato... abrogati i contratti a progetto e il superamento dell’associazione in partecipazione con apporto di lavoro

Premessa generale

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.144 del 24 giugno, supplemento ordinario n.34, il Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n.81, recante la disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni, emanato in attuazione delle disposizioni della legge delega n.183/14 (Jobs Act).

Il provvedimento è in vigore dal 25 giugno 2015 e con il presente contributo si analizzano i punti principali del decreto in oggetto partendo dal presupposto contenuto nell'art.1 ove si cita letteralmente che “Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro”.



 

Contratto a progetto (art. 2)

Le disposizioni del decreto Biagi sul lavoro a progetto sono abrogate e, a partire dal 25 giugno 2015, tali contratti non possono più essere attivati, mentre quelli già in essere proseguiranno fino alla loro scadenza.

A far data dal 1' gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione continuativa organizzate dal datore di lavoro si applicheranno le norme del lavoro subordinato.

In sostanza dal 25/06/2015 non possono più essere stipulati nuovi contratti ma i contratti già in essere alla data del 25/06/2015 continuano fino alla loro naturale scadenza anche dopo l'1 gennaio 2016).

Al fine di evitare che alla collaborazione si applichi la disciplina del lavoro subordinato, le parti possono richiedere alle commissioni di certificazione di attestare l’assenza dei predetti requisiti (il lavoratore può farsi assistere da un rappresentante sindacale, da un avvocato oppure da un consulente del lavoro).



Si considerano tuttavia lecite le seguenti forme di collaborazioni:

a) le collaborazioni per le quali gli accordi collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore;

b)  le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali;

c) le attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;

d) le collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I di cui all’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.


La presunzione di lavoro subordinato non trova applicazione nei confronti della Pubblica Amministrazione ma dall'1gennaio 2017 P.A. non possono più stipulare contratti di collaborazione.

E' stata prevista una forma di stabilizzazione dell'occupazione mediante il ricorso a contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato al fine di garantire il corretto utilizzo dei contratti di lavoro autonomo e, a decorrere dall'1gennaio 2016, i datori di lavoro privati che procedono all'assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato di soggetti già parti di contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto e di persone titolari di partita IVA, fruiscono dell'estinzione delle violazioni previste dalle disposizioni in materia di obblighi contributivi, assicurativi e fiscali connessi alla eventuale erronea qualificazione del rapporto di lavoro pregresso, salve le violazioni già accertate prima dell’assunzione (i lavoratori interessati devono sottoscrivere atti di conciliazione in una delle sedi di cui all’articolo 2113, comma 4, codice civile, e all’articolo 76 del decreto legislativo n. 276 del 2003, e nei dodici mesi successivi alle assunzioni di cui al comma 2, i datori di lavoro non devono recedere dal rapporto di lavoro, salvo che per giusta causa ovvero per giustificato motivo soggettivo).



Disciplina delle mansioni e del trasferimento (art. 3)

Con la modifica dell'art. 2103 c.c. si rende possibile l'assegnazione del lavoratore a mansioni del livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria del lavoratore (il mutamento di mansioni è accompagnato, ove necessario, dall'assolvimento dell'obbligo formativo, il cui mancato adempimento non determina comunque la nullità dell'atto di assegnazione delle nuove mansioni).

In presenza di processi di riorganizzazione aziendale e nei casi individuati dai Ccnl l’impresa potrà adibire il lavoratore a mansioni del livello di inquadramento inferiore, senza modificare però il suo livello di inquadramento e il suo trattamento economico (il mutamento delle mansioni è comunicato per iscritto, a pena di nullità, e il lavoratore ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del trattamento retributivo in godimento, fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa come , ad esempio, l'indennità di funzione).

È prevista la possibilità di sottoscrivere in sede protetta (commissioni di certificazione o sedi di cui all'art. 2113) accordi individuali per la modifica delle mansioni, della categoria legale, del livello di inquadramento e della relativa retribuzione, al fine della conservazione dell’occupazione, dell’acquisizione di una diversa professionalità o del miglioramento delle condizioni di vita (il lavoratore può farsi assistere da un rappresentante sindacale, da un avvocato oppure dal consulente del lavoro).

Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta e l'assegnazione diviene definitiva, salva diversa volontà del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi, anche aziendali, stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi.

In tema di trasferimento del lavoratore rimane valida la necessità delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive per la sua legittimità, con riguardo alla nullità dei patti contrari, sono state escluse le ipotesi di ricorrenza delle condizioni sopra evidenziate in tema di assegnazione a mansioni del livello inferiore e fatto salvo quanto previsto in tema di patti individuali in sede protetta.



Lavoro a tempo parziale (artt. da 4 a 12)

In assenza di specifiche previsioni contenute nel Ccnl applicato il datore di lavoro può chiedere al lavoratore lo svolgimento di lavoro supplementare in misura non superiore al 25% dell'orario settimanale concordato e per il quale spetta la maggiorazione del 15% della retribuzione ed è consentito lo svolgimento del lavoro straordinario (il lavoratore può rifiutare lo svolgimento del lavoro supplementare ove giustificato da comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale).

Le parti possono stipulare clausole e