La partecipazione del contribuente al contraddittorio è fondamentale per la sua difesa

in caso di accertamento standardizzato per il contribuente è fondamentale partecipare alla fase di contraddittorio se non vuole lasciare più armi al Fisco in fase di contenzioso

Con la sentenza n. 11633 del 15 maggio 2013 (ud. 23 gennaio 2013) la Corte di Cassazione ha affermato che il rifiuto ingiustificato del contribuente alla proposta del Fisco, avanzata in sede di contraddittorio, legittima l’accertamento emesso in base agli strumenti presuntivi.

 

Il fatto

L’Amministrazione finanziaria ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della CTR del Piemonte, con la quale, rigettando l’appello dell’Ufficio, è stata confermata l’illegittimità dell’avviso di accertamento emesso, per IRPEF ed IVA relative all’anno 1996, nei confronti di B.A., in applicazione dei parametri di cui alla L. n. 549 del 1995, art. 3, c. 181 e ss., e al D.P.C.M. 29 gennaio 1996.

Il giudice di merito, preso atto che il contraddittorio endoprocedimentale non aveva dato esito positivo in quanto la proposta dell’Ufficio di riduzione del reddito accertato non era stata accolta dalla contribuente (che aveva chiesto di procedere nei suoi confronti con la normale attività accertativa), ha ritenuto che il mero scostamento tra l’ammontare dei ricavi dichiarati e quello attribuibile in base ai parametri non costituisce presunzione dotata dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, “ma rimane una presunzione semplice sulla quale si può senz’altro iniziare a lavorare per poter, ammesso che ve ne siano, scovare delle prove gravi, precise e concordanti“; i parametri, pertanto, ha concluso il giudice a quo, non possono essere applicati in modo acritico, senza operare un seppur minimo riscontro contabile e senza tenere conto (e in ciò il contraddittorio assume un’enorme rilevanza) la situazione del contribuente e la realtà socioeconomica in cui opera.

 

La sentenza della Cassazione

In apertura, la Corte osserva che la sentenza di secondo grado, oggetto di impugnazione, non risulta conforme alla pronuncia n. 26635 del 2009, a SS.UU., ove era stato affermato il seguente principio di diritto: “La procedura di accertamento tributario standardizzato mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sè considerati – meri strumenti di ricostruzione per elaborazione statistica della normale redditività – ma nasce solo in esito al contraddittorio da attivare obbligatoriamente, pena la nullità dell’accertamento, con il contribuente. In tale sede, quest’ultimo ha l’onere di provare, senza limitazione alcuna di mezzi e di contenuto, la sussistenza di condizioni che giustificano l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli standards o la specifica realtà dell’attività economica nel periodo di tempo in esame, mentre la motivazione dell’atto di accertamento non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente. L’esito del contraddittorio, tuttavia, non condiziona l’impugnabilità dell’accertamento, potendo il giudice tributario liberamente valutare tanto l’applicabilità degli standards al caso concreto, da dimostrarsi dall’ente impositore, quanto la controprova offerta dal contribuente che, al riguardo, non è vincolato alle eccezioni sollevate nella fase del procedimento amministrativo e dispone della più ampia facoltà, incluso il ricorso a presunzioni semplici, anche se non abbia risposto all’invito al contraddittorio in sede amministrativa, restando inerte. In tal caso, però, egli assume le conseguenze di questo suo comportamento, in quanto l’Ufficio può motivare l’accertamento sulla sola base dell’applicazione degli standards, dando conto dell’impossibilità di costituire il contraddittorio con il contribuente, nonostante il rituale invito, ed il giudice può valutare, nel quadro probatorio, la mancata risposta…

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