Concordato preventivo: gli atti di straordinaria amministrazione

Come già commentato su queste colonne, il DL 83/2012 è intervenuto apportando significative novità in materia di concordato preventivo, riconoscendo al debitore in stato di crisi – per stato di crisi si intende anche lo stato di insolvenza – di anticipare la risoluzione della crisi d’impresa depositando, in una prima fase, soltanto il ricorso contenente la domanda di concordato (unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi), riservandosi di presentare successivamente la proposta, il piano e la documentazione prescritta entro il termine fissato dal giudice, compreso tra 60 e 120 giorni, prorogabile, in presenza di giustificati motivi, di non oltre 60 giorni. In questo contributo ci soffermeremo sulle principali conseguenze derivanti dal deposito del ricorso per concordato preventivo con riserva, o del concordato preventivo in bianco.
La prima conseguenza del deposito della proposta di concordato in bianco è costituita dalla previsione secondo cui le ipoteche giudiziali (iscritte nei 90 giorni che precedono la data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese) risultano essere inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato. L’altra conseguenza concerne, invece, gli atti di gestione compiuti dal debitore durante la fase che intercorre dal deposito del ricorso, e sino alla data del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo: durante tale fase della procedura, il debitore può compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione, previa autorizzazione del Tribunale, il quale è legittimato assumere sommarie informazioni su detti atti.
Sull’argomento si è espressa, di recente, l’Associazione Italiana delle s.p.a, con la circolare n. 4 del 2013. A parere dell’Associazione possono essere autorizzati soltanto quegli atti il cui differimento alla fase successiva dell’apertura formale della procedura debba ritenersi pregiudizievole per il buon esito della stessa. Al fine di fornire al giudice maggiori elementi di valutazione necessari al rilascio dell’autorizzazione in parola, appare necessario corredare la domanda di preconcordato con alcune informazioni aggiuntive (rispetto al contenuto minimo essenziale) quali, ad esempio, la tipologia di concordato, o le eventuali trattative in corso con i creditori per la definizione di un accordo di ristrutturazione dei debiti.
Le linee essenziali del piano, come già osservato dal Tribunale di Milano, devono, in ogni caso, essere indicate qualora la richiesta di autorizzazione riguardi l’assunzione di finanziamenti prededucibili o il pagamento anticipato di creditori anteriori. Nello specifico, quando la domanda di pre-concordato contiene anche la richiesta di autorizzazione al compimento di atti di straordinaria amministrazione, è necessario che il debitore indichi ”i caratteri di massima del concordato, le voci attive e passive dell’impresa, gli atti di gestione che si intendono compiere previa autorizzazione, con l’illustrazione delle relative finalità, gli oneri che conseguiranno al compimento degli atti di ordinaria amministrazione”. Naturalmente è sempre possibile, sempre nel periodo intercorrente tra la data di deposito del ricorso e la data del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo (art. 163 L.F.), l’esecuzione di tutti gli atti di ordinaria amministrazione fermo restando che, sia gli atti di ordinaria amministrazione, che quelli di straordinaria amministrazione, rimangono esclusi (nel caso di successiva dichiarazione di fallimento) dall’azione revocatoria ed i relativi crediti dei terzi, sorti per effetto dei citati atti compiuti dal debitore, assumono la qualifica di crediti “prededucibili” (art. 111 L.F.), a norma dell’art. 161, c. 7, della Legge Fallimentare.
Peraltro, l’art. 169-bis L.F. ha stabilito che, in sede di…

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