Studi di settore: rilievi specifici

 

Una volta che l’Amministrazione Finanziaria abbia accertato induttivamente il reddito d’impresa alla stregua degli elementi presuntivi risultanti dagli studi di settore, incombe sul contribuente l’onere di muovere rilievi specifici ai coefficienti parametrici applicati, nonché di dimostrare la sussistenza delle condizioni che giustifichino l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui è applicabile lo “standard” prescelto dai verificatori.

Sono questi i principi di diritto enunciati dalla Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza 10556 del 25 giugno 2012. Con tale pronuncia, la Sezione Tributaria ha respinto il ricorso del contribuente che, in sede di contraddittorio con l’Ufficio, si era limitato a dedurre, del tutto genericamente, la natura agricola del paese in cui svolgeva la sua attività e la presenza in esso di un grande supermercato.

 

Premessa

Una volta che l’Amministrazione Finanziaria abbia accertato induttivamente il reddito d’impresa alla stregua degli elementi presuntivi risultanti dagli studi di settore, incombe sul contribuente l’onere di muovere rilievi specifici ai coefficienti parametrici applicati, nonché di dimostrare la sussistenza delle condizioni che giustifichino l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui è applicabile lo “standard” prescelto dai verificatori.

Sono questi i principi di diritto enunciati dalla Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 10556 del 25 giugno 2012.

 

I fatti

Il contribuente impugnava un avviso di accertamento ai fini IRPEF, IVA e IRAP per l’anno d’imposta 2004.

L’adita CTP accoglieva il ricorso.

Di poi, il giudizio d’appello che si concludeva a favore dell’Agenzia delle Entrate, in quanto a parere della Commissione Tributaria Regionale della Puglia, il contribuente, a fronte dei parametri presuntivi di reddito presi a riferimento dall’Amministrazione procedente, non era stato in grado di fornire prove concrete, in ordine allo scostamento dei ricavi dichiarati dai risultati degli studi di settore applicati.

 

Il ricorso

Stante l’esito negativo del secondo grado di giudizio, la parte privata proponeva ricorso per cassazione, articolando due motivi, mediante i quali denunciava:

  1. la violazione e falsa applicazione dell’articolo 62-sexies della Legge 331/1993, nonché degli articoli 39, comma 1, del d.P.R. 633/1973, e 54 del d.P.R. 633/1972;

  2. l’insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia.

 

Dal canto suo, l’Amministrazione finanziaria replicava alle censure mosse dal contribuente con un controricorso.

 

Le osservazioni della Corte

La Corte di Cassazione ha deciso di procedere all’esame congiunto dei due motivi formulati con il ricorso principale, in ragione della loro connessione.

A riguardo gli Ermellini hanno osservato che, trattandosi di un accertamento analitico – induttivo, la normativa applicabile è quella contenuta negli artt. 39, comma 1, del d.P.R. 633/1973, 54 del d.P.R. 633/1972, 62-sexies della L. 331/1993 e 3 L. 549/1995. Tali disposizioni prevedono la possibilità che l’Amministrazione Finanziaria, ai fini della rettifica delle dichiarazioni del contribuente, ricorra alla procedura di accertamento tributario standardizzato, mediante l’applicazione dei parametri o degli studi di settore.

Ebbene, in linea di principio, la procedura standardizzata costituisce un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dal mero scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards in sé considerati:

  • dovendo i suddetti parametri standardizzati giocoforza essere personalizzati con riferimento ai dati relativi all’attività svolta dal contribuente, sulla scorta degli elementi forniti in concreto da quest’ultimo in esito al contraddittorio, che va attivato obbligatoriamente con il medesimo, a pena di nullità”.

 

Il contribuente, tuttavia, è tenuto a muovere rilievi specifici ai coefficienti parametrici applicati in concreto….

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