Le intercettazioni telefoniche ai fini tributari

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 4 marzo 2013

analizziamo la recente sentenza di Cassazione che illustra perchè le intercettazioni telefoniche sono ammissibili come prova di evasione fiscale

Con la sentenza n. 2916 del 7 febbraio 2013 (ud. 3 dicembre 2012) la Corte di Cassazione ha confermato l’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche nell’ambito fiscale. Nel caso in questione sono state utilizzate nel processo tributario le intercettazioni telefoniche disposte nel processo penale.

 

IL PRINCIPIO ESPRESSO

La Corte, richiamando un proprio precedente (sentenza n. 4306/2010) ha riaffermato che "il divieto, posto dall'art. 270 c.p.p., di utilizzare i risultati di intercettazioni telefoniche in procedimenti diversi da quello in cui furono disposte non opera nel contenzioso tributario, ma soltanto in ambito penale, non potendosi arbitrariamente estendere l'efficacia di una norma processuale penale, posta a garanzia dei diritti di difesa in quella sede, a dominii processuali diversi, come quello tributario, muniti di regole proprie" .

La Corte, rileva, preliminarmente, che la regola propria del diritto tributario, applicabile in materia di IVA, è quella desumibile dall’art. 63, c. 1, del D.P.R. n. 633/72, a norma del quale la guardia di finanza, cooperando con l'ufficio, trasmette "documenti, dati e notizie acquisiti direttamente o riferiti ed ottenuti dalle altre Forze di polizia, nell'esercizio dei poteri di polizia giudiziaria", "previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria". Autorizzazione che è posta a tutela della riservatezza delle indagini penali, e non già dei soggetti coinvolti nel procedimento medesimo o di terzi, non essendo prevista per filtrare l'acquisizione di elementi significativi a