Accertamento induttivo fondato sulle rimanenze: la rilevanza dei “prospetti inventariali”

di Antonio Gigliotti

Pubblicato il 19 marzo 2013

le differenze rilevate rispetto all’inventario fisico, rendono legittimo l'avvio di una procedura finalizzata all'accertamento, se gli elementi raccolti in occasione della verifica integrano i requisiti della gravità, precisione e concordanza

 

La presunzione legale di cessione, di cui all’art. 4 del dD.P.R. 441/1997, non opera nel caso in cui gli ammanchi di beni non siano riscontrati né a seguito di un inventario fisico degli stessi né di un confronto basato sulla documentazione contabile obbligatoria. In ogni caso, le differenze rilevate dall’inventario rendono legittimo l'avvio di una procedura finalizzata all'accertamento, se gli elementi raccolti in occasione della verifica integrano i requisiti della gravità, precisione e concordanza. La Corte di Cassazione – Sezione Tributaria è giunta a questa conclusione, con la sentenza numero 9628 del 13 giugno 2012, all’esito del ricorso proposto da una società operativa nel settore della grande distribuzione commerciale al dettaglio.

 

La sentenza

La presunzione legale di cessione, di cui all’art. 4 del D.P.R. 441/1997, non opera nel caso in cui gli ammanchi di beni non siano riscontrati, né a seguito di un inventario fisico degli stessi, né di un confronto basato sulla documentazione contabile obbligatoria.

In ogni caso, le differenze rilevate dall’inventario rendono legittimo l'avvio di una procedura finalizzata all'accertamento, se gli elementi raccolti in occasione della verifica integrano i requisiti della gravità, precisione e concordanza.

La Corte di Cassazione – Sezione Tributaria è giunta a questa conclusione, con la sentenza numero 9628 del 13 giugno 2012, all’esito del ricorso proposto da una società operativa nel settore della grande distribuzione commerciale al dettaglio.

 

Il merito

Il giudizio trae origine dall’impugnazione di un avviso di accertamento ai fini IRPEG, IRAP e IVA con il quale l’Agenzia delle Entrate recuperava a tassazione quasi 4mln di euro.

La pretesa impositiva si fondava sulle risultanze di prospetti inventariali di fine esercizio riguardanti la contabilità di magazzino, dai quali era emersa una differenza negativa di poco meno di 3mln di euro come differenza inventariale strettamente intesa e di più di 1mln di euro come scarti e rotture.

L’adita Commissione Tributaria Provinciale accoglieva parzialmente il ricorso della contribuente, una società operativa nel settore della grande distribuzione commerciale al dettaglio, con sentenza che veniva successiva