Rimborso IRAP & contabilità: la rilevazione in bilancio della maggiore IRPEF/IRES versata per effetto della mancata deduzione dell'IRAP

L’art. 2 c. 1 del Decreto Legge 201/2011 ha modificato le modalità applicative della deduzione dell’IRAP dalle imposte sui redditi (introdotta dall’art. 6 del DL 185/2008) con l’effetto che, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2012, sono deducibili dall’IRPEF/IRES, oltre la quota pari al 10% dell’IRAP corrisposta nel periodo d’imposta, forfetariamente riferita all’imposta dovuta sulla quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati, al netto degli interessi attivi e proventi assimilati (deduzione forfettaria), anche la parte di IRAP relativa alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato, al netto delle deduzioni di legge (deduzione analitica).
Successivamente, l’articolo 4 del Dl 16/2012 ha poi esteso la deducibilità dell’Irap pagata sul costo del personale dipendente e assimilato anche agli esercizi anteriori al 2012, consentendo ai contribuenti di richiedere il rimborso delle maggiori imposte sui redditi versate (oppure della maggiore eccedenza a credito) dal 28 dicembre 2007 (per i versamenti in acconto il termine decorre dal momento del versamento del saldo, come indicato nella risoluzione n. 459/E del 2 dicembre 2008): le società che hanno un esercizio che coincide con l’anno solare possono, dunque, rideterminare e chiedere a rimborso le imposte versate sui redditi relative al quinquennio compreso tra il 2007 e il 2011, ovvero a partire dai versamenti effettuati con il primo acconto dell’imposta avvenuto nel giugno 2007, per arrivare fino al saldo 2011 versato a giugno/luglio 2012.
Non può, invece, costituire oggetto di rimborso, il saldo IRES/IRPEF 2006, ancorché pagato nel 2007, in quanto per tale versamento i 48 mesi (decorrenti da giugno 2007) risultano scaduti a giugno 2011.
Sotto il profilo prettamente contabile, il rimborso della maggiore IRPEF/IRES versata per effetto della mancata deduzione dell’IRAP relativa al costo del lavoro dà luogo a una sopravvenienza attiva da rilevare, in conto economico, tra i proventi straordinari (voce E.20), mentre la contropartita di tale componente positivo di reddito, è rappresentata dalla voce C.II.4-bis “Crediti tributari” dell’attivo di stato patrimoniale.
Sul punto, però, non era del tutto chiaro se i crediti relativi al rimborso delle imposte sui redditi per i periodi d’imposta precedenti quello in corso al 31 dicembre 2012, potessero essere iscritti nel bilancio delle società prima che il relativo diritto (o meglio l’ammontare effettivamente spettante) fosse stato riconosciuto dall’Amministrazione Finanziaria, ovvero anche prima della presentazione dell’istanza di rimborso. A fare chiarezza sull’annosa questione, si è espressa l’Associazione Italiana delle S.P.A (Assonime) con la circolare n. 1 del 15.01.2013. Preliminarmente, viene osservato che la disciplina civilistica in materia di bilancio di esercizio non detta particolari indicazioni in ordine ai requisiti per l’iscrizione dei crediti in bilancio. Generalmente viene riconosciuta la possibilità che i crediti possano essere iscritti nell’attivo dello stato patrimoniale quando risultino ragionevolmente certi nell’esistenza: è illegittima, dunque, l’iscrizione in bilancio di un credito sottoposto a condizione sospensiva, prima che questa si sia verificata.
Non sembrano, invece, essere significativi, secondo Assonime, ai fini della rilevazione contabile di un credito, l’esistenza di altri requisiti (previsti dal legislatore) quali, nel dettaglio, l’esigibilità e la liquidità del credito: questi requisiti possono, invece, rilevare in termini di valutazione del credito stesso. Infatti, per quanto concerne la non esigibilità del credito, ovvero la mancata scadenza del termine per il pagamento, questa non può ostare alla rappresentazione in …

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