La perdita del capitale sociale e adempimenti degli amministratori in pendenza di procedura concorsuale

Le norme poste dal Codice civile a tutela del capitale sociale impongono agli amministratori un costante monitoraggio delle perdite conseguite al fine di assicurare un tempestivo intervento dei soci per il ripianamento delle stesse e l’eventuale ricostituzione del capitale sociale.
In particolare, la riduzione del capitale sotto il minimo legale per perdite superiori a 1/3 dello stesso, senza che l’assemblea provveda a ricostituirlo, dà luogo ad una delle cause di scioglimento previste dall’art. 2484 c.c. e la società va posta in liquidazione. Al verificarsi di tale ipotesi, gli amministratori devono accertare il verificarsi della causa di scioglimento, depositare presso il Registro delle imprese una dichiarazione con cui danno pubblicità dell’avvenuto verificarsi della causa di scioglimento, ovvero convocare senza indugio l’assemblea per la messa in liquidazione della società, la nomina dei liquidatori e la determinazione dei poteri conferiti agli stessi.
Nel caso in cui le perdite siano di importo tale per cui i soci non possono, o non vogliono, procedere alla loro copertura, l’istanza di fallimento in proprio rappresenta la conclusione inevitabile dell’attività, con conseguente esigenza di assicurare un’equa partecipazione dei creditori sociali alla liquidazione dell’attivo. Tuttavia, per evitare che la crisi dell’impresa sfoci necessariamente in un fallimento, il legislatore fallimentare ha previsto alcuni istituti di risoluzione della crisi (alternativi al fallimento) designati per assicurare una migliore soddisfazione dei creditori, tra i quali il concordato preventivo, di cui all’art. 160 L.F., ovvero gli accordi di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis L.F.. Peraltro, per rendere ancora più snello e rapido l’iter di approvazione delle suddette procedure, il nuovo art. 182-sexies L.F., introdotto dall’art. 33 del D.L. 83/2012, ha previsto la temporanea inapplicabilità delle norme disciplinanti la riduzione del capitale sociale per perdite, limitatamente al periodo necessario all’omologazione delle domande di concordato preventivo o degli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis. Nello specifico, la novellata disposizione prescrive che, nei confronti del debitore che ha presentato il ricorso per concordato preventivo od una delle predette istanze riguardanti l’accordo di ristrutturazione delle passività, operano alcune particolari regole di natura civilistica:

sino alla data di deposito della domanda di tali atti, continua ad esplicare i propri effetti l’art. 2486 c.c., inerente i poteri degli amministratori conseguenti al verificarsi di una causa di scioglimento;

successivamente, dal momento della domanda, e fino all’omologazione, non sono applicabili le disposizioni civilistiche riguardanti, in buona sostanza, la riduzione del capitale di oltre un terzo in conseguenze di perdite, o la diminuzione dello stesso al di sotto del minimo legale delle società di capitali. Analogamente, non opera, per il medesimo periodo, la corrispondente disciplina relativa alle cause di scioglimento.

I corrispondenti obblighi di ricapitalizzazione sono, pertanto, rinviati al momento dell’omologazione del concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti.
Sul novellato articolo 182-sexies della legge fallimentare che ha previsto, come detto, un’ipotesi di sospensione degli obblighi di ricapitalizzazione, ovvero l’inoperatività della relativa causa di scioglimento prevista per la riduzione del capitale al di sotto del limite minimo di capitale, si è espresso di recente il Consiglio Notarile dei Distretti Riuniti di Firenze, Pistoia e Prato secondo cui la sospensione dei predetti obblighi di ricapitalizzazione opera anche nel caso in cui la società depositi – presso …

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