Accertamento con adesione e abuso della sospensione dei termini

Con sentenza n. 73/8/12 del 18 luglio 2012 la CTP di Treviso ha riconosciuto l’eccezione sollevata dall’ufficio, in via pregiudiziale, di parziale inammissibilità del ricorso introduttivo per “abuso del diritto” ex art. 6 del DLgs. n. 218/97 e, quindi, tardiva impugnazione degli avvisi di accertamento in violazione dell’art. 21, c. 1, del DLgs. n. 546/92, nonché per violazione del principio di correttezza e buona fede di cui all’art. 10 della legge n. 212/00.
 
I passaggi salienti della sentenza
Ad avviso del Collegio, “sussiste, nel caso di specie, tale violazione, allorché, all’unico incontro avuto in sede di contraddittorio (datato 27.12.2011 ed allegato n. 4 delle controdeduzioni), al fine di addivenire ad un’eventuale adesione con l’Ufficio, la parte, invitata, per le vie brevi, a produrre idonea documentazione, ed avvertita che la mancata esibizione di tale documentazione entro la data del 20.01.2012 comporterà il venir meno della presente procedura di accertamento con adesione, non ha fatto seguito alcun riscontro. Sotto il profilo della ratio sottesa all’istituto del quale essa è presupposto, l’effetto sospensivo esplicato a mezzo della semplice presentazione dell’istanza va necessariamente valutato ex post (e non ex ante, essendo pacifico che il contribuente possa attendere fino al 90° giorno per addurre elementi eventualmente non presi in considerazione in sede istruttoria) in relazione al successivo comportamento tenuto dal contribuente (o chi per esso)”.
Per i giudici trevigiani è difficile “supporre che l’istanza presentata avesse uno scopo diverso da quello dilatorio, usufruendo con ciò dell’indebito vantaggio fruito per effetto della sospensione dei termini per ricorrere. Viceversa, ai fini di legittimare l’istanza presentata, occorre che il contribuente dia contenuto concreto ed effettivo, dimostrando, con comportamento fattivo, di avere una concreta e reale volontà di avviare per lo meno un dialogo con l’Amministrazione Finanziaria”.
Nel caso di specie, “l’istanza non ha nulla a che vedere con l’istituto dell’accertamento con adesione e con l’annesso beneficio della sospensione dei termini per l’impugnazione e, pertanto, il ricorso avverso gli avvisi di accertamento risulta inammissibile, perché presentato oltre il termine previsto ex art. 21, comma 1, del DLgs. 546/92. In tal senso anche la sentenza n. 154/22/2011 della C.T.R. di Venezia”.
 
Breve nota1
Come è noto la presentazione dell’istanza prevista dal comma 2, dell’articolo 6, produce fra l’altro, la sospensione per 90 giorni dei termini di impugnazione dell’atto, decorrenti dalla data di presentazione dell’istanza da parte del contribuente, per dar modo all’ufficio di riesaminare l’atto ed al contribuente di produrre le proprie osservazioni, a cui vanno aggiunti – se ivi ricadenti – i termini di sospensione feriale dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno, prevista dalla legge 7 ottobre 1969, n. 742.
Sul punto, la R.M. n.159/E dell’11 novembre 1999 ha chiarito che il periodo di sospensione di 90 giorni, di cui all’art.6, comma 3, del citato D.Lgs. n. 218/1997, rientra – per logica connessione con i termini processuali – nell’ambito applicativo dell’art.1, per. 2, della richiamata L. n. 742/1969, dal momento che i due periodi di sospensione in argomento assolvono a diverse finalità, così che il periodo di sospensione feriale opera ogni qual volta il periodo di sospensione di 90 giorni venga a ricadere, come termine iniziale o come termine finale, nell’arco temporale che va dal 1° agosto al 15 settembre, come anche nell’ipotesi in cui il periodo feriale sia ricompreso nel periodo dei 90 …

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