L'abuso di accertamento con adesione

La CTR di Venezia, con sentenza n. 154/22/20111, ha ritenuto che l’istanza di accertamento con adesione prodotta per meri fini dilatori non fa godere della sospensione di 90 giorni dei termini di impugnazione prevista dall’art. 6, c. 3, del Dlgs 218/1997.

 

La questione

Avverso l’avviso di accertamento debitamente notificato la società presentava istanza di accertamento con adesione, a seguito della quale l’ufficio invitava il contribuente al contraddittorio.

Contraddittorio che non veniva svolto per mancata presenza del contribuente.

La parte, comunque, impugnava l’atto, godendo dei 90 giorni di sospensione prevista dal citato art. 6, c. 3, del D.Lgs.n.218/97.

In sede di primo grado l’ufficio eccepiva la tardività del ricorso, non potendo godere dei maggiori 90 giorni, attesa che l’istanza era stata presentata abusivamente, non avendo avuto il contribuente nessuna intenzione di discutere con l’ufficio, e la doglianza veniva accolta dai giudici di prime cure che hanno condiviso la posizione dell’ufficio.

La sentenza, impugnata dalla società, ha trovato ancora il conforto del giudice del riesame, il quale preso atto che non vi era nessuna intenzione di instaurare il contraddittorio con l’ufficio, l’istanza non era in grado di sospendere i termini di proposizione del ricorso.

 

Brevi considerazioni

Pur condividendo che, “nel caso concreto … il rappresentante della società ha svuotato di ogni significato l’istanza riferita all’istituto invocato (l’accertamento con adesione) e la finalità (dialogo tra le parti come “tentativo” di valutare nella fase precontenziosa gli elementi ignorati, sconosciuti o comunque non considerati dall’ufficio), per la quale il legislatore ha inteso concedere al contribuente il vantaggio della “sospensione” dei termini di impugnativa2”, non possiamo sottacere che con ordinanza n. 140 del 15 aprile 2011 (ud. del 6 aprile 2011) la Corte Costituzionale ha ritenuto sempre sussistente la sospensione dei 90 giorni, una volta presentata l’istanza di accertamento adesione, anche se anteriormente è stato formalizzato il mancato accordo, rigettando la questione di legittimità costituzionale sollevata in riferimento al principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 della Costituzione, dell’art. 6, c. 3, del D.Lgs.n.218/97.

La Corte Costituzionale ha rilevato che il procedimento per l’accertamento con adesione di cui al comma 2 dell’articolo 6 della legge n. 218 del 1997 ha la finalità di prevenire l’impugnazione dell’atto di accertamento tributario notificato, favorendo l’instaurazione di un contraddittorio col contribuente per giungere ad una definizione concordata e preventiva della controversia. Atteso ciò, “non appare irragionevole la previsione, a tal fine, di un periodo fisso di sospensione dei termini di impugnazione, idoneo a consentire ‘un proficuo esercizio del contraddittorio in sede di adesione’ (come si esprime la risoluzione ministeriale 11 novembre 1999, n. 159/E), durante il cui decorso il contribuente e l’ufficio hanno agio di valutare liberamente la situazione, eventualmente allacciando, sciogliendo e riannodando trattative”.

Ricordiamo che ulteriori tentativi erano stati fatti da una parte della giurisprudenza3 che aveva ritenuto che, nel caso in cui il contribuente presenti istanza di accertamento con adesione ed il procedimento si concluda negativamente, vengano meno anche gli effetti sospensivi, con decorrenza dalla sottoscrizione del processo verbale di contraddittorio nel quale le parti danno atto del mancato raggiungimento di un accordo.

Come è noto, il legislatore ha disposto una sospensione di 90 giorni dei termini per ricorrere, decorrenti dalla data di presentazione dell’istanza da parte del contribuente. Le stesse le istruzioni fornite con la circolare n. 235/1997 precisano che “per i termini di impugnazione si deve ovviamente considerare anche la sospensione feriale, dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno, prevista dalla legge 7 ottobre 1969, n. 742”.

Sempre…

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