Gli ulteriori elementi e indici di capacità contributiva che permettono allo studio di settore di reggere

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 5 novembre 2012

ecco quali sono gli ulteriori elementi di prova (nelle recenti sentenze di Cassazione) che rafforzano e rendono credibile il risultato degli studi di settore ai fini dell'accertamento

Con ordinanza n. 16939 del 4 ottobre 2012 (ud. 27 settembre 2012) la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo lo studio di settore applicato in sede di accertamento, una volta che l’ufficio, a supporto, ha addotto la presenza di ulteriori indici di capacità contributiva.

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il contribuente propone ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, avverso la sentenza della CTR del Piemonte n. 65/10/09, depositata il 25 settembre 2009, con la quale veniva accolto l'appello dell'agenzia delle entrate contro la decisione di quella provinciale, di segno opposto.

In particolare, il giudice del riesame “osservava che l'atto impositivo si basava proprio sugli studi di settore, per i quali peraltro si era tenuto conto del reddito dichiarato da G., e quindi anche dei costi, riscontrandosi peraltro anche che la crisi del comparto denunziata non aveva comportato uno scostamento dai ricavi relativi alle annualità precedenti, mentre per converso il medesimo aveva acquistato un'autovettura M. ed un'imbarcazione negli anni successivi in aggiunta a tre altre auto possedute, oltre ad un grosso immobile di otto vani. Peraltro si trattava di presunzione legale relativa, che poteva essere vinta dall'interessato, che tuttavia non aveva ottemperato al relativo onere”.

 

I MOTIVI DELLA DECISIONE

Per la Corte, “in tema di accertamento induttivo dei redditi, l'Amministrazione finanziaria può - ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, - fondare il proprio accertamento sia sull'esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i