La rimessione di debiti senza giustificati motivi è potenzialmente elusiva: esame del caso di una minusvalenza derivata dalla cessione da parte della società M. della partecipazione nella società S.

di Francesco Buetto

Pubblicato il 21 settembre 2012

i contribuenti che intendono rimettere i crediti maturati, rischiano di vedersi contestata la componenente negativa di reddito, se la rimessione risulta ingiustificata
Con sentenza n. 12622 del 20 luglio 2012 (ud. 21 dicembre 2011) la Corte di Cassazione ha ritenuto elusiva la rimessione di debiti, priva di motivi, effettuata nell’ambito di un gruppo societario.   Il PROCESSO La CTR della Lombardia ha rigettato l’atto di appello proposto e confermato la sentenza di prime cure con la quale erano stati dichiarati legittimi gli avvisi di accertamento aventi ad oggetto il recupero a tassazione IRPEG ed ILOR per gli anni 1997 e 1998 di maggiori redditi e la irrogazione delle relative sanzioni pecuniarie, in conseguenza del disconoscimento di minusvalenze dichiarate dalla società contribuente per L. 2.800.000.000, derivanti dalla cessione della partecipazione totalitaria detenuta in una società estera, nonchè del disconoscimento del credito di imposta per L. 500.000.000 chiesto a rimborso dalla società con la dichiarazione dei redditi Mod. 760/98.   LA DOGLIANZA DELLA PARTE RICORRENTE Il contribuente – parte ricorrente – si doglie, fra l’altro, del fatto che i Giudici di appello hanno negato la deducibilità della componente negativo di reddito, costituito dalla minusvalenza derivata dalla cessione da parte di M. s.p.a. della partecipazione totalitaria nella S. Ltd, in base all'asserita illegittimità della remissione di debito (operazione ritenuta priva di razionale giustificazione economica) compiuta da un soggetto terzo rispetto alla società contribuente, assumendo che le "ragion economiche" della operazione potevano al più rilevare ai fini della fattispecie elusiva di cui all’art. 37 bis del D.P.R. n. 600 del 1973, mentre la CTR lombarda aveva riconosciuto nel caso di specie una ipotesi di evasione di imposta, escludendo la deducibilità del componente negativo di reddito“in base ad un elemento (antieconomicità) estraneo ai presupposti di certezza, effettività ed inerenza del costo previsti dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 75 (ora art. 109)”. Inoltre, secondo i ricorrenti, era stata violata la norma dell'art. 2697 c.c., in quanto gravava sulla PA l'onere della prova dei fatti costituivi della pretesa tributaria, onere che non poteva essere invertito richiedendo al contribuente di fornire la giustificazione economica della operazione di remissione di debito.   LA DECISIONE Il motivo - per la Corte di Cassazi