Indagini finanziarie nei confronti del contribuente anche senza motivazione apparente dell’Agenzia delle Entrate?

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 27 settembre 2012

un caso in cui il contribuente viene sottosposto ad indagini finanziarie senza che vi sia una specifica motivazione per gli accessi del Fisco ai suoi dati bancari

Con sentenza n. 5849 del 13 aprile 2012 (ud 21 febbraio 2012) la Cassazione ha confermato che la richiesta di indagini bancarie non necessita di motivazione.

Secondo i supremi giudici, il dettato normativo di riferimento (art. 51 c. 2 D.P.R n. 633 del 1972) dispone che, per l'adempimento dei loro compiti concernenti il controllo, gli uffici possono richiedere, "previa autorizzazione dell'ispettore compartimentale delle tasse ed imposte indirette sugli affari ovvero, per la Guardia di finanza, del comandante di zona" alle aziende ed istituti di credito "copia dei conti intrattenuti con il contribuente con la specificazione di tutti i rapporti inerenti o connessi a tali conti …la richiesta deve essere indirizzata al responsabile della sede o dell'ufficio destinatario che ne da notizia immediata al soggetto interessato; la relativa risposta deve essere inviata al titolare dell'ufficio procedente".

Tale norma, “non prevede affatto l'obbligo dell'indicazione del motivo, dello scopo o delle ragioni logiche e giuridiche per la richiesta e l'emissione dei provvedimenti volti, all'acquisizione dei conti correnti bancari, essendo l'esercizio del potere degli uffici di richiedere la copia dei conti intrattenuti con il contribuente collegato, appunto, col generale potere di controllo della dichiarazione (che può, anche, non risolversi in un accertamento tributario), senza necessità di specificazione di nessuna particolare circostanza giustificativa (Cass. n. 16874 del 2009). Deve, quindi, escludersi la pertinenza del richiamo alla giurisprudenza ed ai principi elaborati in tema di 'accessi', che, secondo