La deducibilità della fatture soggettivamente inesistenti

di Francesco Buetto

Pubblicato il 29 agosto 2012

dopo le novità legislative sui cd. "costi da reato", analizziamo le possibilità di deduzione (con particolare attenzione all'IVA) delle fatture definite "soggettivamente inesistenti"

Come è noto, con circolare n. 32/E del 3 agosto 2012 l’Amministrazione finanziaria ha diramato le istruzioni sulle nuove disposizioni - introdotte dall’art. 8, commi 1, 2 e 3, del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16,convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, - in materia di indeducibilità di costi e spese direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo nonché in materia di sanzionabilità dell’utilizzo di componenti reddituali negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati.

In questo nostro intervento vogliamo puntare l’attenzione sul comma 1, dell’art. 8, del decreto legge 2 marzo 2012, n. 16,convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, con il quale il legislatore è intervenuto sul comma 4-bis dell’art. 14 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, per evidenziare la deducibilità delle fatture soggettivamente false, ed i comportamenti conseguenziali che devono tenere gli uffici.

 

La norma

La norma oggi non ammette indeduzione i soli costi e spese dei beni o delle prestazioni di servizio direttamenteutilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo, sempre che il pubblico ministero abbia esercitato l’azione penale o, comunque,qualora il giudice abbia emesso il decreto che dispone il giudizio ai sensidell’art. 424 del c.p.p. ovvero sentenza di non luogo aprocedere ai sensi dell’art. 425 dello stesso codice fondata sulla sussistenzadella causa di estinzione del reato prevista dall’articolo 157 del codice penale.

Qualora intervenga una sentenza definitiva di assoluzione ai sensi dell’art. 530del codice di procedura penale ovvero una sentenza definitiva di non luogo aprocedere ai sensi dell’art. 425 dello stesso codice fondata sulla sussistenza dimotivi diversi dalla causa di estinzione indicata nel periodo precedente, ovvero unasentenza definitiva di non doversi procedere ai sensi dell’art. 529 del codice diprocedura penale, compete il rimborso delle maggiori imposte versate in relazionealla non ammissibilità in deduzione sopra prevista.

In pratica, come si legge nella circolare n.32/2012, l’inibizione è limitata ai componenti negativi di reddito direttamente connessi al compimento delle fattispecie di reato più gravi (delitti non colposi) che abbiano subito un primo vaglio da parte dell’autorità giudiziaria.

Ne consegue che l’indeducibilità non colpisce più i costi direttamente utilizzati per la commissione di reati contravvenzionali.

In relazione all’elemento soggettivo del reato, la nuova disposizione prevede che ai fini dell’indeducibilità dei relativi costi rilevino i soli delitti non colposi, mentre fa salva la deducibilità degli oneri correlati al compimento dei delitti colposi, e ciò in ragione della non intenzionalità, in tali ipotesi, della condotta e quindi del difetto di finalizzazione dei costi sostenuti al compimento dei delitti.

 

La deducibilità delle fatture soggettivamente inesistenti

Se l’indeducibilità va riferita ai costi di tutti i fattori produttivi