Indeducibilità dei costi da reato, fatture oggettivamente inesistenti, fatture soggettivamente false

Più chiarezza sulla indeducibilità dei costi da reato. Il decreto sulle semplificazioni fiscali, 2 marzo 2012, n. 16, ha riformulato la disposizione normativa che, tassando i ricavi al lordo dei costi sostenuti, aveva determinato numerosi problemi interpretativi generando un notevole contenzioso tra il fisco ed i contribuenti. La novella risolve quindi i motivi di legittimità costituzionale proposti dalle imprese che impugnavano i relativi avvisi di accertamento per mancato rispetto del principio di capacità contributiva.

 

Fatti, atti o attività qualificabili come reato

In particolare l’art. 8, cc. 1, 2 e 3 del D.L. 16/2012 (sulle semplificazioni fiscali) rubricato alle “Misure di contrasto all’evasione” è intervenuto sulla definizione in questione che sostituisce quella relativa ai costi e spese a fattispecie penalmente rilevanti.

Secondo quanto previsto dal comma 1, art. 8, in questione (trasfuso nell’ambito del comma 4-bis dell’articolo 14 della legge 24 dicembre 1993, n. 537) “… Nella determinazione dei redditi di cui all’art. 6, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, non sono ammessi in deduzione i costi e le spese dei beni o delle prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo per il quale il pubblico ministero abbia esercitato l’azione penale1. Qualora intervenga una sentenza definitiva di assoluzione compete il rimborso delle maggiori imposte versate in relazione alla non ammissibilità in deduzione prevista dal periodo precedente e dei relativi interessi…”.

La nuova norma, quindi collega l’indeducibilità del costo il suo collegamento diretto con il delitto non colposo e non più, come nel passato, al costo o alla spesa genericamente sostenuta nell’ambito dell’attività imprenditoriale che ha generato fattispecie qualificabile quale reato.

Ciò che viene reso indeducibile è la spesa sostenuta che ha causato la condotta penalmente rilevante, ma non i costi estranei alla fattispecie medesima. Ad esempio, è stato osservato2 che a seguito della nuova formulazione non sarà deducibile il pagamento effettuato per la tangente, ma lo saranno tutte le altre spese riferibili all’appalto illecitamente acquisito.

 

Fatture soggettivamente inesistenti

La giurisprudenza e la dottrina hanno individuato, già da tempo, una definizione delle fatture soggettivamente inesistenti; in sostanza, esse riguardano i casi in cui il documento viene emesso per una prestazione o una cessione realmente avvenuta ma l’emittente (prestatore o cedente) non è quello che effettivamente ha effettuato l’operazione. Per effetto della nuova disposizione introdotta dal decreto legge n. 16/12, i costi e le spese esposti in fattura che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi non possono essere resi indeducibili in capo al destinatario della fattura. In pratica, il bene o servizio acquistato non può essere ritenuto direttamente utilizzato per la consumazione del delitto, trattandosi di operazione commerciale lecita (i beni, per esempio, possono essere stati successivamente trasferiti, commercializzati, eccetera) ma certificata da una fattura emessa da soggetto diverso dal cedente o prestatore.

Ne consegue, come espresso da alcuni Autori3 ai soggetti coinvolti nelle frodi carosello non potrà essere più contestata l’indeducibilità del costo, in presenza degli altri presupposti di deduzione imposti dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Resterebbe comunque dovuta (a nostro parere, se non è provata la buona fede) l’Iva detratta a seguito dell’acquisto del bene o del servizio da soggetto diverso da quello effettivo, proprio in virtù delle diverse e più stringenti regole di detrazione dell’imposta previste dal decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.

 

Fatture oggettivamente inesistenti

In termini generali, secondo la nozione desunta…

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