Il diniego della mediazione e l'instaurazione del giudizio

Come è noto l’art. 39, c. 9, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, inserendo nel D.Lgs. n. 564/92, l’art. 17-bis, ha introdotto, il cd. reclamo/ mediazione per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, relative ad atti dell’Agenzia delle entrate, notificati a decorrere dal 1° aprile 2012.
Il legislatore ha quindi previsto un rimedio amministrativo, da esperire obbligatoriamente, prima di adire il giudice.
Naturalmente, qualora il reclamo non venga accolto ovvero non si trovi un accordo mediazione le parti si troveranno presumibilmente davanti al giudice.
Avvalendoci delle istruzioni ministeriali – c.m. n.9 del 19 marzo 2012 – affrontiamo proprio gli aspetti legati al diniego dell’istanza e alla successiva fase di costituzione in giudizio.
 
IL DINIEGO ALL’ISTANZA
Nel termine di novanta giorni dal ricevimento dell’istanza, qualora la mediazione non sia stata raggiunta, l’Ufficio porta a conoscenza del contribuente il provvedimento di diniego.
Il diniego deve essere, infatti, opposto in assenza dei presupposti per procedere all’annullamento dell’atto o per concludere la mediazione.
Nel diniego vanno esposte in modo completo e dettagliato le ragioni, di fatto e di diritto, poste a fondamento della pretesa tributaria, dal momento che il contenuto del provvedimento di diniego, in caso di successiva costituzione in giudizio da parte del contribuente, varrà come atto di controdeduzioni.
Nel provvedimento di diniego vanno altresì descritte le attività svolte nel corso del procedimento di mediazione, sia al fine di chiedere la condanna del contribuente al pagamento delle somme di cui al comma 10 dell’articolo 17-bis, sia allo scopo di illustrare al giudice i motivi in base ai quali si è ritenuto di disattendere l’eventuale proposta di mediazione formulata dal contribuente.
Il diniego non è impugnabile, essendo tutelato il contribuente dalla facoltà di costituirsi in giudizio mediante il deposito del ricorso.
Nel giudizio eventualmente instaurato dal contribuente, avente ad oggetto l’atto rientrante nell’ambito di applicazione dell’art. 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992, verrà altresì esaminato il corretto espletamento del procedimento di mediazione, anche ai fini della liquidazione delle spese ai sensi del comma 10 dello stesso art.17-bis.
Ricordiamo che gli atti emessi in esito al procedimento amministrativo di mediazione possono essere portati a conoscenza del contribuente nella forma della notificazione prevista per gli atti tributari di cui all’art. 60 del DPR n. 600 del 1973 oppure – come è preferibile – utilizzando la posta elettronica certificata (PEC) che ne assicura la conoscenza certa e in tempo reale.
Tuttavia, allo stato, gli atti del processo tributario, ivi compreso il ricorso e l’istanza di mediazione (che del ricorso assolve le funzioni), non possono essere ancora notificati tramite PEC.
 
L’INSTAURAZIONE DEL GIUDIZIO
La costituzione in giudizio del contribuente
Ai sensi del comma 9 dell’art. 17-bis del D.Lgs. n. 546 del 1992, “decorsi novanta giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso. I termini di cui agli articoli 22 e 23 decorrono dalla predetta data. Se l’Agenzia delle entrate respinge il reclamo in data antecedente, i predetti termini decorrono dal ricevimento del diniego. In caso di accoglimento parziale del reclamo, i predetti termini decorrono dalla notificazione dell’atto di accoglimento parziale”.
Il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente inizia a decorrere dal giorno successivo:
– a quello di compimento dei novanta giorni dal ricevimento …

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